È scontro aperto tra Lega e Forza Italia A rischio l’alleanza

D’Eramo lancia l’accusa: «Si defilano quando ci siamo noi» Vertice del Carroccio per decidere la cacciata di Febbo
CHIETI. È scontro aperto tra Lega e Forza Italia e, con le elezioni perse a Chieti e Avezzano, il centrodestra resta in balìa delle liti. Da Chieti, la città che secondo i piani di Matteo Salvini e compagni avrebbe dovuto aprire all’espansione verso sud, Luigi D’Eramo lancia l’accusa: «Succede una cosa imbarazzante», dice il deputato aquilano e coordinatore regionale del Carroccio, gomito a gomito con lo sconfitto Fabrizio Di Stefano, «ogni volta che c’è un candidato sindaco della Lega, forze politiche del centrodestra fanno scelte fuori coalizione mettendo in difficoltà un progetto complessivo». Il riferimento è uno: l’assessore regionale Mauro Febbo, il primo a bocciare la candidatura di Di Stefano salvo poi rientrare alla vigilia del ballottaggio. Febbo, dichiarandosi «autosospeso da Forza Italia», è stato il fondatore di un polo civico che, per appena 355 voti, ha sfiorato l’impresa di centrare il ballottaggio.
Alla vigilia del primo turno, D’Eramo aveva chiesto le dimissioni di Febbo. Adesso, il capo abruzzese della Lega prende tempo: «Faremo tutte le valutazioni del caso perché la Lega è un partito abituato a ragionare al proprio interno. Nei prossimi giorni si riunirà l’esecutivo regionale». Sarà messo ai voti l’appoggio a Febbo. L’assessore non ha mai appoggiato la scelta dei candidati leghisti: «Chi afferma che non sono stati candidati all’altezza, dice il falso», risponde D’Eramo, «e soprattutto continua con una politica di divisione che non fa bene al centrodestra».
Da Forza Italia arriva la presa di posizione dei senatori Nazario Pagano, coordinatore regionale, e Maurizio Gasparri: «A Chieti e Avezzano sono state avanzate proposte senza nessun margine di confronto o di discussione. Non possiamo non rilevare che Di Stefano, al primo turno, ha avuto una percentuale significativamente più bassa rispetto a quella della coalizione. Al ballottaggio, nonostante accordi politici che hanno ricomposto l’area del centrodestra, Di Stefano ha ottenuto un numero di voti più basso rispetto a quello conseguito al primo turno. Lo rileviamo senza spirito polemico. Per Avezzano, poi, rileviamo che la volontà di Forza Italia di giungere a un ufficiale apparentamento, peraltro condivisa anche dal presidente della Regione e da Fratelli d’Italia, non è stata raccolta dalla Lega, per motivi a tutt’oggi sconosciuti».
Anche Di Stefano rilegge i dati, 55,85% di Diego Ferrara contro il suo 44,15%, e fa capire che qualcuno avrebbe tradito: «È chiaro che i voti che mi sarebbero dovuti arrivare dall’accordo politico con il gruppo nel frattempo rientrato in Forza Italia, in realtà, non sono arrivati». Prima dell’avvio della campagna elettorale, da Roma era arrivata l’indicazione di un centrodestra unito, un’indicazione che in Abruzzo non è stata raccolta: «Gasparri dovrebbe spiegare perché quell’accordo nazionale non è stato mantenuto in Abruzzo da chi definiva “il coordinatore regionale di Forza Italia come interlocutore privilegiato di Dudù” quando si recava ad Arcore convocato dal presidente Silvio Berlusconi; e dovrebbe spiegare anche come è possibile che in Forza Italia si possa entrare, uscire e poi nuovamente rientrare come su un autobus, o come in quei locali che la legge Merlin ha abrogato».
Parla anche Febbo e minaccia la crisi in Regione: «Sono un credente ma non porgo l’altra guancia, decidessero loro: se vogliono cacciarmi vado all’opposizione che avrebbe 15 consiglieri contro i 16 della maggioranza. E si deve considerare che ho altri due consiglieri di FI ai quali mi lega una profonda amicizia. Se vogliono fare un danno sopra all’altro, facessero pure».

