Catalogna al voto anche con i seggi chiusi. La rivolta dei Mossos: interviene la Guardia nazionale

1 Ottobre 2017

La polizia locale ha deciso di non intervenire per sgomberare i seggi predisposti dalla Generalitat: 337 feriti, tra cui alcuni gravi. Il portavoce: "Ha votato il 50%"

BARCELLONA. Alla fine è dovuta intervenire la polizia anti-sommossa spagnola: i Mossos d'Esquadra, la polizia locale catanala, ha infatti deciso di non intervenire per sgomberare i seggi predisposti dalla Generalitat Catalana, come era stato ordinato dalle autorità centrali. Così il governo di Madrid ha deciso di inviare le pattuglia della polizia nazionale, mentre gli agenti anti sommossa stamane hanno fatto irruzione nel seggio elettorale dove era previsto votasse il presidente Carles Puigdemont, a Girona, sfondando le porte che era stato chiuse dai cittadini presenti. Gli agenti hanno fatto irruzione all'interno accolti dal grido "Voterem" degli elettori, che hanno poi iniziato a cantare l'inno nazionale catalano. Le urne e le schede sono state portate via dai volontari catalani. Il "President" è poi riuscito a votare in un altro seggio a Girona. Un'anziana signora è stata ferita nell'irruzione della polizia spagnola nel collegio Freire del quartiere di Roquetes a Barcellona. Gli agenti spagnoli, in tenuta antisommossa, sono intervenuti con la forza in diversi collegi elettorali. Per far votare ugualmente il referendum il portavoce del governo catalano, Jordi Turull, ha annunciato stamani un cambio nella logistica del voto per il referendum, per permettere di votare in qualunque seggio della propria zona, non solo in quello di riferimento. Lo riferisce La Vanguardia. Con questa misura la Generalitat intende consentire di votare anche a chi troverà il proprio seggio chiuso dalla polizia.

In alcuni seggi ci sono stati anche scontri tra popolazione e polizia in tenuta anti sommossa. "La polizia nazionale e la Guardia Civil hanno dovuto agire perchè i Mossos d'Esquadra hanno messo criteri politici davanti a quelli professionali", ha dichiarato il rappresentante del governo di Madrid in Catalogna, Enric Millo. "Siamo stati obbligati a fare quello che non volevamo fare", ha precisato. Lunghe code e assembramenti davanti ai luoghi del voto. Migliaia di persone si sono radunate qui tutta la notte in quella che per i catalani diventa a questo punto anche una prova di forza e di propaganda contro il governo di Madrid, che ha messo in pratica ogni misura possibile per evitare il voto. La mossa che Barcellona aveva annunciato ieri ("troveremo modo di far votare comunque") è arrivata poco prima delle 8 del mattino, a un'ora dell'apertura prevista dei seggi. La Generalitat ha lanciato il "censo universal", una misura che consente il voto di ogni elettore in "qualsiasi seggio elettorale aperto" anche se non è quello di appartenenza dell'elettore e la possibilità di votare con le schede stampate a casa e poi inserirle in una delle "scatole di resistenza" sistemate in vari punti della città. Non si è ancora compreso però dove avverrà lo spoglio di tutte queste urne "volanti".

Si contano i feriti, ha votato il 50%. L'intervento della polizia spagnola oggi nei seggi elettorali catalani per impedire il referendum ha fatto almeno 337 feriti e contusi, alcuni dei quali sono gravi, ha affermato il portavoce del governo (Govern) della Catalogna, Jordi Turull. E sempre il portavoce della Generalitat, citato da La Vanguardia, afferma che "in questo momento ci dicono che ha votato un 50%" degli aventi diritto.