Addio a Piero Fusaro, pioniere della Marelli. Il ricordo a Sulmona

L’ex imprenditore della Ferrari morto alla vigilia dell’88°compleanno, ha guidato lo stabilimento Fiat sulmonese, diretto il Cavallino e contribuito allo sviluppo della fabbrica di Maranello
SULMONA
Se n'è andato in punta di piedi al termine di una lunga malattia che lo aveva debilitato. Proprio oggi avrebbe festeggiato il suo 88esimo compleanno. Non ha fatto in tempo Piero Fusaro, l'imprenditore della Ferrari che si era distinto anche nel settore dell’automotive, che oggi lotta con una crisi senza precedenti. Fu suo il progetto di lungo corso che aveva portato, nel 1972, l'insediamento dello stabilimento Fiat a Sulmona. Il pioniere della fabbrica delle auto che ha dato lavoro a intere generazioni di operai.
CHI ERA FUSARO
Il destino di Fusaro, ingegnere prima e imprenditore poi, è sempre stato legato alle automobili, anche se si era laureato al Politecnico di Torino in ingegneria elettrotecnica. Nel 1963 era entrato alla Fiat dove aveva fatto carriera: nel 1972 era diventato direttore dello stabilimento di Sulmona e poi aveva dato vita alla fabbrica di Firenze. Nel 1975 era stato chiamato a raccolta Maranello da Enzo Ferrari che gli aveva affidato la direzione generale del Cavallino.
E proprio nel mondo del cavallino rampante che in tanti lo ricordano come persona attenta e lungimirante. Ma il suo ricordo resta vivo anche in Valle Peligna. Dal punto di vista industriale e finanziario la gestione di Piero Fusaro è da considerare assolutamente positiva: lasciò la Ferrari alla fine del 1991 in buona salute economica, con una redditività elevata e una solida posizione patrimoniale e finanziaria.
Nel 1992 viene nominato presidente dell’Anfia (Associazione di categoria che raggruppa i costruttori di veicoli, i carrozzieri e la componentistica) e non abbandona mai le sue passioni: la montagna, la musica e la letteratura.
IL RICORDO DELL'EX SINDACO
La crescita e gli sviluppi dello stabilimento Fiat avevano portato Fusaro a mantenere i contatti anche con gli amministratori locali. Tra questi, a costruire un rapporto istituzionale con l'ingegnere, era stato l'ex sindaco di Sulmona Bruno Di Masci, memoria storica della città. «Ricordo che per il consolidamento della Fiat a Sulmona dovetti lottare e non poco per consentire anche la produzione dell'energia elettrica in loco. Era una condito sine qua non. Riuscimmo nell'intento», ricorda Di Masci sottolineando che lo stabilimento Fiat «era un elemento importante per tutto il territorio poiché aveva aperto una speranza per tante famiglie e tanti giovani». «L’iter era cominciato con i miei precedessori tra cui Paolo Di Bartolomeo. Posso dire di essere stato la memoria storica di questa città», conclude Di Masci.
LA MARELLI DI UNA VOLTA
Aperto nel 1972 sotto l’impulso dei contributi alle imprese elargiti dall’allora Cassa del Mezzogiorno, lo stabilimento Fiat diventa in poco tempo il più grande del territorio. Nei momenti di massima espansione e produzione ha raggiunto livelli di occupazione di quasi duemila dipendenti. Negli anni ’90 la fabbrica viene accorpata alla Magneti Marelli e a Sistemi Sospensioni, che fa capo sempre allo stesso gruppo di proprietà della Fiat. Il nuovo corso è partito nel sito sulmonese il 20 aprile del 2010, con la firma dell’accordo separato (con la Fiom rimasta fuori) per la Nuova Panda: il contratto ha riguardato 96 operai impegnati su bracci e traverse (basi del motore) per 1.300 auto al giorno. Poi il primo agosto del 2014 arriva la fusione con Chrysler e la nascita di Fca. Negli ultimi anni sono arrivati i nuovi turni, saliti da 15 a 18 e a luglio del 2016 il modello Sulmona, coi sabati e le domeniche lavorative, ma non consecutive. Investimenti sulle linee produttive ci sono stati nel 2010 con 8,5 milioni di euro e nel 2015 con altri 10 milioni. Per il futuro tante sono le domande e poche le risposte. Un ruolo centrale dovrebbe recitarlo la politica, finora assente dalle scelte aziendali che hanno portato lo stabilimento al minimo storico sul fronte del personale.
LA MARELLI OGGI
La fabbrica peligna, che oggi non è più né Fiat né Marelli dopo i continui cambi di gestione, conta 444 dipendenti di cui appena 40 impiegati e il resto operai. Da un anno è stato attivato il contratto di solidarietà che prevede la riduzione lavorativa del 55% e il mantenimento del bagaglio contributivo.
Di nuove commesse nemmeno l’ombra. Quella del Ducato è stata confermata per il momento fino al 2030. Il futuro dell’ex Fiat resta appeso a un filo soprattutto perché lo stabilimento lavora in maniera esclusiva per Stellantis. La monocommittenza non apre molti scenari futuri. La produzione dello stabilimento peligno è stata man mano depauperata. L’ultimo scippo, su cui la Regione però ha acceso un faro, è stato il trasferimento dei bracci oscillanti in ghisa in India. La spada di Damocle era arrivata a giugno 2025 con l'apertura della procedura “Chapter 11”. Al destino della Marelli è legata anche la Sodecia di Raiano con i 39 operai in cassa integrazione e la produzione da trasferire a Chivasso. Per la Marelli e per altre cinque vertenze del territorio lo scorso 31 dicembre in settecento erano scesi in piazza per marciare contro la crisi e per chiedere di inserire la Valle Peligna nell'area di crisi ottenere così incentivi e nuovi investimenti.
IL DECLINO
Gli ultimi anni sono stati difficili per il mondo dell'automotive e della fornitura dei componenti, a partire dalla crisi innescata dal Covid e le sue ricadute, come la successiva mancanza globale di disponibilità degli indispensabili microchip. La transizione alla mobilità elettrica ha fatto il resto, contraendo la produzione delle case automobilistiche e, quindi, la domanda di componenti ai fornitori per la produzione di auto nuove. Se la cava ancora, per il momento, il settore della ricambistica per l'invecchiamento del parco circolante globale. Già nel 2022 l'azienda si era rivolta ai tribunali giapponesi per trovare un accordo con i creditori, ottenendo un periodo di respiro, ma le difficoltà non si attenuano. A fronte di un debito di circa 4,2 miliardi di euro nei confronti di creditori come il gruppo finanziario Mizuho, la Deutsche Bank e case costruttrici come Stellantis, Nissan e Tesla, il 7 giugno 2025 l'azienda aveva fatto ricorso negli Usa al Chapter 11. Una procedura di concordato, che consente all'azienda di proseguire le attività, mettendo mano nel frattempo a un piano di ristrutturazione basato su una linea di finanziamento da 1,1 miliardi di dollari.
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