Confad: «Il supporto dei cari è fondamentale»

Il racconto di Angelini e di Di Felice Di Michele di Confad sulle esperienze vissute in casa
ROSETO
«I problemi non li risolvi. Li argini e li tamponi, e ci convivi. La rete familiare è fondamentale». Sono parole forti quelle di Sabrina Angelini, referente Confad per l’Abruzzo (Coordinamento nazionale famiglie con disabilità), alla luce della tragedia di Pietralata, che ha evidenziato la solitudine di una famiglia e la difficoltà di gestire una figlia con disabilità. Angelini ha vissuto, e vive ancora, in prima persona queste problematiche. La sorella, infatti, era viceprefetto a Roma, ed aveva una vita come tutti gli altri. Sedici anni fa però, all’età di 52 anni, arriva una emorragia celebrale massiva. «Questo evento ha trasformato completamente la vita dei miei genitori e della mia famiglia», dice, «all’inizio è stata dura accettare tutto ciò. Mia sorella, all’improvviso, non parlava, e non riusciva a muoversi». Anche Angelini, insieme alla famiglia, si è mossa per trovare una soluzione per la sorella. «Tutta la riabilitazione è stata fatta ad Imola», continua, «e a un certo punto si parlava di un luminare in Svizzera. Era necessaria però una spesa non indifferente. Abbiamo ragionato in famiglia, insieme, e alla fine abbiamo deciso di gestirla noi, con tutto ciò di cui ha bisogno. Alla fine il tempo ci ha dato ragione». Angelini spiega inoltre l’importanza della famiglia, e l’unità della stessa in queste situazioni. «I primi a sparire sono gli amici, e gli stessi parenti», aggiunge, «se il parente non è disponibile, tu certo non puoi costringerlo. Cambia la vita sociale, cambia la prospettiva. Le persone che ti vengono ad aiutare diventano tue amiche». C’è poi Federico Di Felice Di Michele, referente Confad in Abruzzo insieme ad Angelini, che ha in famiglia sua sorella Barbara, con una tetraparesi spastica fin dalla sua nascita. «I miei genitori si sono mossi in tutta Italia, e anche in Francia, 52 anni fa», precisa, «ma subito gli è stato detto che non c’era nulla da fare. La rete familiare nella quale sono nato si è attivata, e ci siamo dovuti rimboccare le maniche per farle fare una vita dignitosa dal punto di vista sociale. La famiglia deve essere un reale riferimento, sa i bisogni». La Confad, in Abruzzo, rappresenta circa 300 famiglie con figli con disabilità, con l’obiettivo di aiutare questi nuclei familiari nella gestione dei propri figli. «Da anni ormai stiamo cercando di trasmettere il reale bisogno di tutto ciò che viene messo in campo», continua Di Felice Di Michele, «sulla disabilità gravissima, purtroppo, le famiglie sono scoperte dai servizi e dai sostegni economici. Un servizio che esiste non è necessariamente un servizio sufficiente, e un contributo non è adeguato soltanto perché viene erogato. La domanda, quindi, in riferimento a Pietralata, non dovrebbe essere soltanto se questa famiglia era presa in carico, ma se era realmente sostenuta per ciò di cui aveva bisogno».

