Cucinelli, il re del cashmere premiato al Vittoriale: «Meno studio, più anima»

Brunello Cucinelli e Giordano Bruno Guerri
Cerimonia a Gardone Riviera. Dopo l’investimento nell’alta moda a Penne, lo stilista riceve il riconoscimento: «È un secolo d’oro per i giovani, che devono sostituire la paura con la speranza». L’imprenditore ha visitato il Museo di Gabriele d’Annunzio e ricordato l’adolescenza nel bar di paese tra aneddoti e citazioni
GARDONE RIVIERA. Non segue la moda, la crea. Per questo Brunello Cucinelli, re del cashmere e nume tutelare dell’alta moda all’italiana, è «un dannunziano puro». C’è da fidarsi, l’identikit è firmato da Giordano Bruno Guerri – storico, scrittore e presidente del Vittoriale degli Italiani – che ieri pomeriggio ha accompagnato il filantropo perugino per le stanze che hanno ospitato gli ultimi giorni del poeta pescarese, nel giorno in cui a Gardone Riviera un palco da capogiro – la Nave Puglia custodita come una gemma su un declivio, nell’enorme parco della proprietà del Vate – ha radunato un pubblico immenso per la notte più attesa del calendario estivo: la diciassettesima edizione del Premio del Vittoriale, che inserisce Cucinelli nella scuderia che ha già omaggiato il talento di Ermanno Olmi, Paolo Conte, Umberto Veronesi, Giorgio Albertazzi, Alberto Arbasino, Riccardo Muti, Piero Angela, Samantha Cristoforetti, Marco Bellocchio, Sergio Castellitto, Ernesto Galli della Loggia, Vasco Rossi (per il quale i fan crearono un cordone epocale), soltanto per citare qualche nome. E nella grande festa sotto le stelle, con il lago alle spalle e le luci rinnovate del monumentale mausoleo, quel ponte all’apparenza incomprensibile tra commercio, imprenditoria, cultura, bellezza, filantropia, gentilezza, merito e arte ha trovato, nelle infinite possibilità offerte dal genio di d’Annunzio, il filo rosso che conduce a Cucinelli: primo imprenditore a ricevere il riconoscimento targato Guerri e consegnato dal figlio di quest’ultimo, Pietro. Cucinelli è l’uomo che lo scorso anno a Penne ha portato la produzione sartoriale abruzzese e italiana su un nuovo livello di competenza e ambizione con un insediamento produttivo di alta moda (in zona Ponte Sant’Antonio) che ha già fatto il pieno di assunzioni (partendo dagli ex dello storico polo Brioni). «L’imprenditoria», dice Guerri, «è un fatto culturale, tanto più nel campo della moda. Lui (Cucinelli, ndr) in questo è il numero uno». La gentilezza, la generosità: il presidente del Vittoriale non lesina negli elogi verso l'imprenditore e filantropo «partito dal nulla, da origini contadine», perché «anche queste sono qualità dannunziane!».
LA VIA DELLA VITA
«I libri mi hanno indicato la via della vita, la vita mi ha fatto comprendere il contenuto dei libri». Una citazione dell’imperatore Adriano che Cucinelli ha introiettato al punto da renderla quasi una sua massima. La ripete spesso, cogliendo l’occasione per inserire, nel discorso, il gusto della citazione colta che è uno dei biglietti da visita del suo «capitalismo umanista». Lo ha fatto anche ieri, nel momento dei saluti con il presidente del Vittoriale, appena arrivato davanti al magnifico ingresso del parco: «Chi edificherà biblioteche avrà edificato granai per le future generazioni», dice lo stilista. Ma anche lui, aggiunge Guerri riferendosi a Cucinelli, sta edificando una grande, universale biblioteca. E ancora su Adriano: «Diceva di costruire per l’eternità, amava l’architettura. Il mausoleo, magnifico, di d’Annunzio si ispira a quella grandezza» e poco dopo le luci, finalmente, si accendono. Ma ora un passo indietro, a quel piccolo, breve scambio pubblico ma sussurrato al punto da sembrare privato, in cui ogni tanto escono fuori nomi di grandi pensatori, santi, letterati, davanti all’ingresso del parco. Così, il cammino «a porte chiuse» nella dimora dannunziana, sottobraccio, parte mentre l’imprenditore umbro cita la “Sorella morte” di San Francesco: «Nessun pensatore prima di lui ha mai fatto una cosa del genere».
IL GUARDAROBA DEL VATE
Ma è proprio la figura di Cucinelli a permettere di saltare dalla filosofia francescana alla moda senza imbarazzi, e così pochi minuti dopo l’imprenditore e lo storico sono nelle stanze del “d’Annunzio segreto”, museo inaugurato nel 2010 nel grande spazio espositivo del sottoteatro. All’interno, tutto ciò che è stato custodito e mai esposto prima negli armadi e nei cassetti della Prioria: oggetti personali ed intimi del poeta e delle sue ospiti, abiti, camicie da notte, scialli, sottovesti ma anche gioielli, scarpe, stivali, oggetti da scrivania e vasellame da tavola, i collari dei cani, le boccette dei profumi, le ampolle dell’Aqua Nuntia che il Vate inventò. «D’Annunzio vestiva come gli dettavano i suoi gusti, poi lo imitavano tutti: non solo le persone comuni ma anche quelli che oggi chiamiamo stilisti», spiega Guerri. «Due esempi su tutti: l’abitudine della gardenia all'occhiello, che dopo di lui hanno portato tutti, e quella barbetta che infatti oggi chiamiamo “alla d'Annunzio”, è roba sua».
IL TEMPO DELL’ANIMA
«La prima donna in costume l’ho vista al mare, a Fano, a 14 anni. Un colpo! Ho passato 10 anni a fare vita da bar, da ragazzino. È stata la mia università. C’è sempre lì qualcuno che ascolta le tue pene. Oggi qualcuno che ci ascolti, non c’è più». Il romanzo di formazione di Cucinelli apre le danze di una festa che comincia all’imbrunire, su quella nave Puglia che pare irreale, con la prua, il castello, il ponte a picco verso il lago. «Mai vista una cosa del genere, qui sto vedendo cose che non avrei mai immaginato», dice Cucinelli prendendo posto, elegantissimo, tutto in bianco, su un eccentrico divano arancione. E diventa uno spettacolo di cabaret, con il pubblico che non smette di ridere e Cucinelli, showman per un’ora, che mette in sequenza aneddoti surreali, vecchie battute di paese, un racconto popolare comico e nostalgico, un vero amarcord. Con l’invito ad essere «meno duri, meno saccenti, più presenti con gli altri, meno critici», anche se «per i giovani questi è un secolo d’oro, ma non bisogna aver paura. Bisogna sostituire la paura con la speranza, con la possibilità di lasciar scorrere le cose. Diamoci pace. Studiare? Il giusto. Bisogna trovare il tempo per l’anima». E le risate diventano applausi. Ma il bar non basta a spiegare il successo e il suo “dannunzianesimo”. Quello con cui Cucinelli «ha costruito», spiega Guerri, «una grande impresa senza mai separarla dalla cultura, dall’amore per i libri, dalla cura dei paesaggi e dal rispetto per la storia. D’Annunzio sapeva che la bellezza è una forza che trasforma il mondo. Cucinelli, nel nostro tempo, ha saputo tradurre questa idea in opere, luoghi e gesti concreti». Qual è la chiave, dunque? La risposta non cambia: «Mio padre», dice Cucinelli, «quando ho deciso cosa avrei voluto fare nella vita, mi ha augurato buona fortuna e l’assistenza di Dio. Torniamo a questa semplicità della vita». E poi diventa politico: «Ci vuole un salario migliore, qualità del lavoro maggiore e più dignità. Possiamo anche avere un piccolo profitto in meno, ma se un operaio che guadagna 1400 euro inizia a guadagnarne 1700, può vedere la sua vita cambiata». E ancora: «Pericle sarebbe fiero della nostra democrazia. È la migliore del mondo, dobbiamo crederci. San Benedetto dice di essere esigente maestro e amabile padre. Proviamoci». Un manifesto.
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