il caso del giornalista

Ranucci finisce sotto attacco: la Rai e la tentazione di scaricarlo

10 Luglio 2026

I giornali di destra contro il conduttore. E anche le parole della sua azienda fanno discutere

dall’inviato

ROMA

Sigfrido Ranucci finisce sotto il fuoco amico. O meglio: sotto quello che, in linea teorica, dovrebbe esserlo. Ma che, alla luce di vecchi e nuovi scontri, non lo è. La Rai è tentata di scaricare il conduttore di Report, anche se attualmente non è neppure indagato, dopo i dubbi adombrati sulla bomba piazzata – lo scorso 16 ottobre – sotto casa del giornalista. L’iscrizione nel registro degli indagati di Valter Lavitola, ex faccendiere della Seconda Repubblica e amico di Ranucci, ora accusato di essere il mandante dell’attentato, ha spinto il direttore degli approfondimenti Rai, Paolo Corsini, ad andare contro Ranucci neanche troppo velatamente.

GLI ATTACCHI

C’è una frase, riportata da Corriere della Sera e Repubblica, che colpisce più delle altre: «È in una trasmissione di cui la Rai ha il marchio. Nel prossimo palinsesto c’è e andrà avanti comunque, poi magari può condurla Giorgio Mottola o un altro». Il tentativo di metterci una pezza, parlando di «parole e battute tra colleghi estrapolate dal proprio contesto», di certo non può attenuare gli effetti del messaggio lanciato. In questo quadro si aggiungono le pesanti prese di posizione degli organi d’informazione dell’area di centrodestra che, nelle scorse ore, hanno indotto il legale di Ranucci, l’avvocato Roberto De Vita, a precisare: «Qualora si accertasse l’effettivo coinvolgimento di Lavitola, Ranucci sarebbe una seconda volta vittima». Gli attacchi sono arrivati su tutti i fronti. Dal Giornale a La Verità, passando per Libero, che ha titolato a sei colonne: «Coraggio Rai, ferma Ranucci». L’ultima carica nei confronti del conduttore è stata suonata dal giornalista Mauro Mazza, ex Rai, che ha postato sui social: «Si rincorrono sussurri, voci, indiscrezioni. Ucci ucci, brutta aria per Sigfrido Ranucci». Sul tema, ieri sera, è intervenuto il leader del M5s Giuseppe Conte a In Onda su La7: «Ranucci è parte lesa. Su alcuni giornali di destra è partito il solito linciaggio, accreditando l’idea» che avrebbe «fabbricato in casa con Lavitola l’ordigno. Per me è parte lesa e un ottimo giornalista di inchiesta».

L’INCHIESTA

Sul fronte del fascicolo per strage, con l’aggravante del metodo mafioso, aperto dalla procura di Roma, ci sono anche sette pagine – appunti scritti da Lavitola – nel materiale che gli inquirenti hanno acquisito nel corso della perquisizione svolta sabato sera nell’abitazione dell’imprenditore di origini salernitane. Sette fogli che dovranno essere ora analizzati così come i tre cellulari e le due pen drive che erano nella disponibilità dell’indagato. Da questi sequestri potrebbero arrivare risposte ed elementi utili alle indagini per circoscrivere il perimetro del movente, per capire cosa possa aver spinto Lavitola – in passato coinvolto in numerose vicende giudiziarie – a far contattare, tramite il suo factotum camerunense Gomes Clesio Tavares, la banda di avellinesi che ha compiuto l’azione dinamitarda all’esterno della villetta a Pomezia dove il conduttore vive assieme alla famiglia.

GLI INDIZI

Tra gli indizi indicati finora nei provvedimenti giudiziari notificati agli indagati, c’è il presunto sopralluogo di Lavitola e Gomes circa un mese prima dei fatti. L’ex faccendiere ha replicato sostenendo che «andava spesso lì a trovare Ranucci». Gli inquirenti hanno ipotizzato che dietro la partenza di Gomes per il Camerun ci sia proprio Lavitola. Addebito, anche questo, respinto dall’indagato: «Lui sta spesso lì e ciò è riscontrabile dal suo passaporto. Ora si trova nel suo Paese di origine per un affare sul carbon credit».

LE ANALISI AL VIA

Dai device – è l’auspicio degli inquirenti – potrebbero spuntare fuori chat, comunicazioni, ma anche documenti grazie ai quali indirizzare ulteriormente le indagini e verificare eventuali contatti anche nelle settimane successive ai fatti. Non è comunque ancora calendarizzata una nuova audizione in procura di Ranucci dopo la svolta sul mandante. Gli inquirenti continuano ad ascoltare testimoni, ad acquisire racconti per cercare di definire e chiarire il rapporto tra Lavitola e Ranucci. Mercoledì nel corso di dichiarazioni spontanee l’imprenditore ha respinto gli addebiti ribadendo il suo rapporto di profonda amicizia con Ranucci, così come detto dallo stesso giornalista nei giorni scorsi. «Ci vediamo quasi tutti i giorni, le nostre famiglie si frequentano», ha sostenuto l’ex editore di origini campane in procura, «andiamo a cena spesso. È un'amicizia così stretta che è incompatibile con qualsiasi tipo di movente».

IL SONDAGGIO

Ieri è spuntato anche il testo di un questionario, una sorta di sondaggio che l’ex faccendiere stava mettendo a punto in vista di una eventuale discesa in campo in politica di Ranucci. Ma il giornalista, al Corriere della Sera, ha precisato: «Lo vidi, ma Lavitola sapeva che non mi sarei candidato. L’ipotesi di un attentato preparato ad hoc in stile Trump non regge. Il possibile movente dell’attentato? «Penso», è la risposta di Ranucci, «che si volesse interrompere un flusso di informazioni nei confronti di Report».