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«Davide sconfigge Golia». Ecco il discorso di Talarico che entrerà nella storia

5 Novembre 2026

L’ex seminarista conquista il Texas: 40 anni fa l’ultimo trionfo dei democratici

«Abbiamo mandato un messaggio a ogni miliardario: qui il potere è del popolo»

Ci siamo ripresi il Texas. Abbiamo appena dimostrato che tutti i soldi del mondo non possono competere con il popolo del Texas. Abbiamo dimostrato che la politica della divisione non può competere con la politica dell’amore. Abbiamo appena mandato un messaggio a ogni miliardario, a ogni grande finanziatore con un patrimonio di migliaia di miliardi, a ogni difensore corrotto di questo sistema politico che non funziona più. In questo stato, in questa nazione, il potere appartiene ancora al popolo. Mi viene in mente una storia delle Scritture, quella di un giovane pastore che affronta un gigante. Per quaranta giorni Golia lo provoca e lo schernisce. Il giorno dello scontro si presenta con un’armatura completa. Porta così tante armi che ha bisogno di qualcun altro per reggergli lo scudo.

In questa campagna elettorale abbiamo affrontato i nostri Golia: l’uomo più ricco del mondo, l’uomo più potente del mondo, l’intero establishment di Washington. Davide non era grande né forte quanto Golia. Non aveva altrettante armi. Ma aveva la speranza. La fede. E una fionda. Voi siete stati la mia fionda. Il popolo del Texas è stato la mia fionda. E questa sera abbiamo sconfitto Golia. Le Scritture mi hanno insegnato, e la mia stessa vita mi ha insegnato, a scommettere sempre su chi parte sfavorito. Prima di diventare un politico, ero un insegnante di scuola pubblica. Insegnavo lingua e letteratura alla Rhodes Middle School, nella zona ovest di San Antonio. E, come dico sempre, aver insegnato alle scuole medie è la migliore preparazione possibile per chi fa politica. La zona ovest è un quartiere bellissimo, ricco di storia. Ma è anche una delle aree a reddito più basso di tutto il Texas. Ogni giorno i miei studenti lottavano eroicamente per superare gli ostacoli di un sistema truccato. I miei studenti non erano soltanto ragazzini. Erano sopravvissuti, sognatori, combattenti. Lo vedevo nei loro occhi ogni giorno: determinazione incrollabile, spirito indomabile. Crescendo, ho visto la stessa capacità di lottare. L’avevo vista in mia madre, figlia di un predicatore di Laredo, che lasciò la sua casa a diciannove anni. Si trasferì ad Austin e conobbe il mio padre biologico, un ragazzo di ventuno anni che aveva lasciato le superiori e il cui problema con l'alcol spesso lo portava alla violenza. Una sera si fece ancora una volta violento. Ma quella sera l’amore di mia madre trovò la forza di opporsi a quella violenza. Caricò tutte le nostre cose sulla sua utilitaria, una Ford Escort. Mi portò nell’albergo dove lavorava. Implorò il direttore: ci permette di stare in una delle camere? Così fu, finché non trovammo un piccolo appartamento nella zona est di Austin. Non c’era spazio per una cameretta: dormivo in una culla dentro il suo armadio. E lei era così orgogliosa di quell’armadio. Lo aveva addobbato con foto e giocattoli. Nessuno riusciva a convincerla che quella non fosse una cameretta. Scommettete sempre su chi parte sfavorito. Eravamo noi gli sfavoriti in questa corsa. Abbiamo affrontato quasi quarant’anni di dubbi e disillusioni. Abbiamo combattuto contro 300 milioni di dollari, più di quanto sia mai stato speso in qualsiasi campagna per il Senato nella storia americana. Abbiamo affrontato tutte le pubblicità negative, le campagne diffamatorie, i bot stranieri e i deepfake creati con l’intelligenza artificiale che i soldi non possono comprare. Quegli attacchi erano gli ultimi ululati di un establishment morente. Il rantolo di uno status quo che sa di avere i giorni contati. Hanno giocato sporco perché erano disperati. Ma noi non abbiamo mai perso la speranza. Non abbiamo mai perso la fede. E contro i miliardi di dollari, contro ogni pronostico, ci siamo ripresi il nostro potere. Scommettete sempre su chi parte sfavorito. Abbiamo costruito un movimento diverso da qualsiasi altro questo stato abbia mai visto. Abbiamo unito texani di ogni provenienza e convinzione in un’unica squadra, per affrontare questo sistema politico corrotto e incapace di funzionare. Persone che votavano per la prima volta, persone che avevano votato tre volte per Trump, lavoratori di ogni angolo dello stato, stanchi e pronti al cambiamento. Questa vittoria è per tutti quelli che sono stati dati per sconfitti e lasciati indietro. Questa vittoria è per ogni insegnante e ogni infermiere, per ogni agricoltore e ogni allevatore, per ogni giovane che cerca di comprare una casa, per ogni genitore che cerca di mettere il cibo in tavola. Questa vittoria è per ogni texano che si sia mai chiesto se qualcuno lo stesse ascoltando. Io vi ho ascoltati. Noi vi abbiamo ascoltati. E questa sera il mondo vi ascolta. Ai texani che hanno sostenuto questo movimento voglio dire questo: la vostra fiducia mi riempie di umiltà: io lavorerò ogni giorno per meritarmelo. Ai texani che non hanno votato per me dico: sarò anche il vostro senatore. Sarò sempre al vostro servizio. Mi batterò sempre per voi. Questa vittoria non riguarda i democratici o i repubblicani. È qualcosa di molto più grande. C'è qualcosa che non funziona in America. Il nostro sistema economico non funziona. Il nostro sistema politico non funziona. Persino i rapporti tra di noi sembrano essersi spezzati. Ed è così perché le persone più potenti del mondo vogliono che sia così. Mio nonno era un predicatore battista nel Texas meridionale. E quando ero piccolo mi diceva che seguiamo un rabbino scalzo che ci ha dato due comandamenti: ama Dio e ama il prossimo tuo. Non può esserci amore per Dio senza amore per il prossimo. Ogni singola persona porta in sé l'immagine del sacro. Ogni singola persona è santa. Non soltanto il prossimo che mi somiglia. Non soltanto il prossimo che prega come me. Non soltanto il prossimo che vota come me. Sono chiamato ad amare tutti i miei prossimi come amo me stesso. Perché, nonostante le nostre differenze, vogliamo tutti le stesse cose. Un quartiere sicuro. Un buon lavoro. Una scuola pubblica di qualità, adeguatamente finanziata. E la possibilità di andare dal medico quando ne abbiamo bisogno. Ma i miliardari che possiedono gli algoritmi dei social media, che possiedono le reti televisive di informazione via cavo, che possiedono i politici che vediamo litigare sui nostri schermi, vogliono che ci saltiamo alla gola gli uni sugli altri. Vogliono che ci concentriamo su ciò che ci rende diversi, invece che su ciò che ci rende simili. Vogliono che guardiamo a destra e a sinistra, gli uni contro gli altri, invece di guardare in alto, verso di loro. Il vero scontro in questo paese non è tra destra e sinistra. È tra chi sta in alto e chi sta in basso. Le persone al vertice si impegnano così tanto a mantenerci arrabbiati e divisi perché la nostra unità è una minaccia alla loro ricchezza e al loro potere. Lo abbiamo visto in questa campagna elettorale. Lo abbiamo visto in ogni pubblicità d’attacco finanziata dai miliardari. Le persone al vertice ci dividono per partito, per razza, per genere, per religione, per cultura, così che non ci accorgiamo che ci stanno svuotando le tasche. Che stanno togliendo fondi alle nostre scuole. Che stanno smantellando la nostra assistenza sanitaria. Che ci stanno aumentando le tasse mentre le tagliano a sé stessi. È la strategia più antica del mondo: dividere per conquistare. Ma questa sera abbiamo mandato un messaggio chiarissimo a chi sta al vertice. Noi non ci lasceremo conquistare. Credo si possa dirlo con sicurezza: siamo stanchi di essere messi gli uni contro gli altri. Siamo stanchi che ci dicano di odiarci l’un l’altro. Sono dieci anni che viviamo questo tipo di politica. La politica come sport sanguinario. Come provocazione e umiliazione dell’avversario. La politica come wrestling professionistico. Distrugge le famiglie. Mette fine alle amicizie. E ci lascia tutti con una sensazione di malessere, continuamente. Le persone di ogni orientamento politico hanno fame di una politica diversa. Non una politica dell’odio. Non una politica della paura o della divisione. Ma una politica dell’amore. La mia fede mi insegna che l’amore è la forza più potente dell’universo. L’amore non è passivo. Non è neutrale. Non è debole. L’amore richiede che ci mettiamo tra i prepotenti e le loro vittime. L’amore richiede che guardiamo il male negli occhi senza battere ciglio. Quel tipo di amore è sempre stato una minaccia per chi detiene il potere. Quel tipo di amore è rivoluzionario, è creativo. L’odio è prevedibile. L’odio è noioso. L’odio non è una buona esperienza. L’odio è odio. L’odio non può abbassare le nostre bollette energetiche. L’odio non può insegnare a leggere a un bambino. L’odio non può costruire un futuro. Ma ciò che l’odio non può fare, l'amore può farlo. L’amore può trasformare uno studente in uno studioso. L’amore può trasformare un armadio in una cameretta. L’amore può trasformare un nemico in un amico. L’amore può trasformare una campagna elettorale in un movimento. L’amore può guarire ciò che si è spezzato in America. Non possiamo sconfiggere la politica della divisione con altra divisione. Non possiamo vincere a quel gioco. Dobbiamo cambiare il gioco. Nella mia esperienza, quando tendi una mano aperta invece di mostrare un pugno chiuso, rimarrai sorpreso da chi sarà disposto ad afferrarla. Non abbiamo vinto questa campagna alienandoci i nostri vicini, facendoli vergognare o ridicolizzandoli. Abbiamo incarnato un nuovo tipo di politica, una politica radicata in un amore profondo per il nostro stato, per il nostro paese e, soprattutto, per tutti i nostri vicini. Abbiamo mobilitato i nostri 60mila volontari in ogni angolo dello stato e insieme abbiamo consegnato acqua in bottiglia a Sandbranch, una comunità a sud di Dallas che non ha più acqua corrente. Abbiamo donato materiale scolastico a una scuola elementare di El Cenizo, una piccola città al confine. Abbiamo raccolto più di 20mila libbre di generi alimentari, oltre novemila chili, per le famiglie di Fort Worth che fanno fatica a sostenere l’alto costo della vita. Prima che il mondo cambi nei modi che vedete in tv, o di cui leggete sui giornali, il mondo cambia da persona a persona, da vicino a vicino. In ogni momento in cui scegliamo di essere gentili. In ogni vicino che scegliamo di amare. In ogni preghiera che rivolgiamo a qualcuno che non pregherebbe per noi in cambio. È così che abbiamo vinto il Texas. Questa è una vittoria grande quanto il Texas. E ora abbiamo un mandato grande quanto il Texas. Queste elezioni sono state una corsa verso una visione di ciò che questo stato può diventare. Scuole pubbliche texane che siano l’invidia della nazione. Un’economia che non sia seconda a nessuno. E famiglie più forti e più sane di quanto siano mai state. Non accadrà dall’oggi al domani. Ma uno stato gigantesco merita sogni giganteschi.

Noi sappiamo come arrivarci. Dobbiamo togliere il grande denaro dalla politica, affinché nessun miliardario, nessuna persona con patrimoni da migliaia di miliardi possa comprare le nostre elezioni. Dobbiamo liberare il nostro sistema economico dai meccanismi truffaldini che avvantaggiano soltanto l’1% più ricco. Dobbiamo approvare un sistema sanitario universale, affinché nessuno finisca in bancarotta soltanto perché si ammala. Dobbiamo investire nei nostri insegnanti e nei nostri studenti, affinché chiunque parta svantaggiato abbia una possibilità concreta di farcela. Dobbiamo mettere fine alle guerre infinite: guerre corrotte, che fanno aumentare i prezzi e uccidono i nostri coraggiosi uomini e donne in uniforme. E dobbiamo guarire la profonda corruzione spirituale che è alla radice di ognuna di queste crisi. Dobbiamo superare le divisioni che ci separano e ricostruire i legami che ci uniscono. Qui, nello Stato della Stella Solitaria, abbiamo forgiato un nuovo tipo di politica. Una risposta a questo decennio di divisioni. Abbiamo dimostrato che, quando i lavoratori si uniscono superando ogni linea di divisione, possiamo fare cose straordinarie. Abbiamo vinto questa campagna perché le persone che desiderano disperatamente un cambiamento adesso lo otterranno. Quella vecchia politica sta morendo, il nuovo mondo sta nascendo. Attraverso ciascuno di noi. Attraverso ogni persona data per sconfitta. Attraverso ogni Davide che affronta ogni Golia. Attraverso ogni texano che ha creduto nel nostro stato e ha in questo movimento. Ora comincia il vero lavoro. Duemila anni fa, quando le persone al vertice facevano del male al prossimo, quel rabbino scalzo non rimase nella sua stanza a pregare. Entrò nel luogo del potere, ribaltò tutti i tavoli dell’ingiustizia. Mentre questo movimento si dirige verso il luogo del potere, mentre ci dirigiamo verso il Senato degli Stati Uniti, sappiamo già qual è la cosa più importante: il coraggio che questo momento ci chiede di avere.