Feltri: «I tagli alle accise ci illudono, ora aiuti mirati ai più deboli»

28 Agosto 2026

Intervista al giornalista economico: «Il mondo non è lo stesso di prima. Gestiamo il cambiamento, non neghiamolo»

PESCARA. Per Stefano Feltri il governo è di fronte a un aut aut: continuare sulla strada degli sconti temporanei, «che non risolvono problemi e sono molto costosi»; oppure concentrarsi su interventi mirati, a difesa delle fasce più deboli della popolazione, e nel frattempo costruire una risposta di ampio respiro al «segnale che ci sta dando il mercato», spiega il giornalista economico.

Feltri, senza il taglio delle accise il prezzo del diesel sarebbe stabilmente sopra i 2,3 euro al litro.

«Ma significa fare finta che non ci sia stato lo choc, che il mondo sia lo stesso di prima. La verità è che non è così. L’abbiamo già visto nel 2022, con il governo Draghi: agire sul fronte dei prezzi generalizzati, piuttosto che su quello delle conseguenze sociali, è molto costoso. Lo choc energetico della guerra in Ucraina ci è costato quasi 70 miliardi».

Draghi però è riuscito nell’intento di evitare che il costo dell’energia innescasse una spirale inflazionistica.

«Di fronte alla crisi del gas scatenata dalla guerra in Ucraina, la diversificazione era un’alternativa. Oggi abbiamo lo stretto di Hormuz chiuso: sostituirlo mi pare piuttosto complicato».

Quindi lei cosa propone?

«L’unica alternativa possibile. Bisogna agire sulle conseguenze sociali di questa situazione: dare un sostegno economico a chi è più colpito dai rincari dei carburanti».

Qual è il segnale che ci sta dando il mercato?

«Che dipendere dai combustibili fossili oggi è un rischio, perché dal punto di vista geopolitico siamo molto esposti. Basta che Trump si svegli la mattina con la luna storta e il prezzo della benzina schizza alle stelle. Questo è il mondo in cui viviamo, dovremmo prenderne atto e agire di conseguenza».

Una forma di crudo realismo, ma necessario?

«Dire le cose come stanno non può significare lanciare un messaggio sbagliato. In un mondo in cui la benzina costa 2,50 euro al litro capisci qual è il tuo vero incentivo a muoverti in bicicletta, a comprare una macchina elettrica, a ricorrere allo sharing e così via».

Lei dice: continuando a prorogare il taglio delle accise, invece, ci illudiamo che il mondo sia lo stesso di prima.

«La stessa Cgil dice che dobbiamo uscire dalla logica della mobilità secondo cui ognuno deve avere la propria automobile e fare benzina per andare al lavoro».

Se il taglio delle accise nega il “cambiamento” della nostra realtà, è pur vero che si tratta di un aiuto a tutti gli italiani, senza distinzioni, in un momento di forte crisi.

«Dipende da qual è il nocciolo del problema: sono i prezzi del carburante troppo alti o il fatto che questi rincari colpiscono in particolar modo chi ha redditi più bassi?».

Spieghiamolo meglio.

«Se crediamo che il problema sia il costo della benzina, allora si fa ciò che sta facendo il governo tagliando le accise. Ma penso che siamo tutti d’accordo sul fatto che spendere decine di miliardi per una misura temporanea non sia un buon investimento».

Si sente parlare di una tassazione sugli extraprofitti per finanziare il taglio.

«È semplicemente impossibile, perché gli extraprofitti non esistono. Sulla base di cosa li calcoli? Non c’è un settore al mondo in cui esiste una soglia oltre la quale il profitto non è più considerato “equo”».

Per questo lei sostiene che gli interventi mirati a tutela di chi è più in difficoltà siano l’unica alternativa possibile.

«È giusto che alcune cose prescindano dal reddito, come nel caso dei pedaggi, che sono funzionali a un servizio che è per tutti. Ma, di fronte a un problema come quello che affrontiamo oggi, bisogna mettere i soldi dove servono davvero. Era una cosa in cui credeva anche Meloni, almeno quando al governo c’era Draghi».

A che si riferisce?

«Gli studi dicono che Draghi era riuscito a neutralizzare gli effetti dell’inflazione sul primo decile della popolazione. Un bene. Solo che lo ha fatto erogando aiuti consistenti anche a chi era nelle fasce più alte di reddito. E infatti Meloni diceva: “State facendo un favore a quelli con la Ferrari perché fare il pieno di una Ferrari costa più che quello di una Panda”».

E poi cosa è successo?

«Che questo tipo di misure sono più semplici, immediate e fanno contento un bacino molto più ampio di elettori. Ha sentito che in questi giorni si parla molto di “controesodo” di agosto?».

Sì, certo. Dove vuole arrivare?

«A parte che è un concetto da anni ’60, ma poi a chi si riferisce? Di certo non a chi ha passato l’estate a lavorare in città perché non aveva i soldi per andare in vacanza e si trova ad avere un governo che mette miliardi per aiutare a tornare chi, invece, i soldi per partire li aveva».

Il taglio delle accise alla fine favorisce solo i più ricchi?

«Direi che pensare prima a chi torna in Suv dalla casa al mare, e magari non vota più Meloni ma Vannacci se il pieno costa troppo, non è il modo giusto di approcciare il problema. Se cerchi di tenere basso il prezzo dei carburanti, rischi di non avere le risorse per aiutare chi, dai rincari, è colpito davvero».

In sintesi, la sua proposta è di gestire il cambiamento anziché negarlo.

«Non si possono illudere i cittadini che il mondo sia lo stesso di prima. Bisogna raccontarlo per quello che è oggi e fare in modo di uscir dalla situazione in cui ci troviamo. Significa utilizzare le nostre risorse per aiutare chi è veramente in difficoltà mentre incentiviamo il ricorso alle rinnovabili per liberarci dalla dipendenza dai combustibili fossili».

Pare che alla scadenza dell’ultima proroga dei tagli il governo intenda andare proprio sulla strada degli aiuti mirati.

«Se avrà i soldi e il coraggio».

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