Il pugno duro di Meloni contro gli scioperi spaventa. Annullati tutti i blocchi stradali

24 Ottobre 2026

Ritorno graduale alla normalità, ma ora sale la rabbia dei tassisti che annunciano scioperi

Il pugno duro del governo accompagna la fine dei blocchi dei tir al Sud: dopo identificazioni, denunce e la minaccia della precettazione, i camion tornano a trasportare merci e carburanti. Ma mentre supermercati e distributori aspettano di riempirsi, il caro gasolio apre un altro fronte: ora sono i tassisti a preparare la mobilitazione, senza escludere lo sciopero. E per accelerare le consegne, il Viminale apre intanto alla circolazione dei mezzi pesanti nel fine settimana.

L’esecutivo di Giorgia Meloni sta giocando una partita a scacchi. E a rivendicare il pugno duro è Matteo Piantedosi. Il ministro dell’Interno ha pubblicato ieri su X il bilancio aggiornato dei controlli: «2.065 le persone identificate, 79 denunciate e 242 sanzionate». In Campania sono stati organizzati 500 servizi di scorta per gli autotrasportatori che ne hanno fatto richiesta. Le forze dell’ordine, aggiunge il ministro, continueranno a prevenire nuovi blocchi e a individuare i responsabili di quelli già avvenuti.

Giovedì il viceministro salviniano dei Trasporti, Edoardo Rixi, aveva prospettato il ricorso alla precettazione se i presidi fossero rimasti, mentre la premier Meloni aveva intimato di rimuoverli, distinguendo la protesta pacifica dalle «intimidazioni» ai colleghi intenzionati a lavorare. Alla stretta si sono affiancati gli aiuti: il decreto legge varato sempre giovedì destina circa 105 milioni all’autotrasporto, su 175 complessivi per trasporti, agricoltura e pesca.

FINE DEI BLOCCHI

Il risultato sperato dal governo è arrivato nella fra giovedì e venerdì: rimossi i presidi in Campania e Calabria. I mezzi si sono rimessi in moto, ma rifornire negozi e stazioni di servizio richiederà tempo. «Probabilmente servirà ancora qualche giorno per un ritorno alla piena normalità», avverte il prefetto di Napoli Michele di Bari. La riapertura delle strade, dunque, non coincide con la fine dei disagi: al Sud restano pompe a secco e banchi vuoti.

Il presidente di Federdistribuzione Carlo Buttarelli stima che occorreranno «non meno di 5-7 giorni per tornare alla piena normalità, perché i negozi sono vuoti». E quantifica i danni nelle regioni coinvolte in decine di milioni di euro. Per recuperare le consegne arretrate il Viminale ha informato le prefetture della possibilità di consentire il transito dei tir nel weekend, in deroga ai consueti divieti. La decisione riguarda le regioni meridionali più colpite e punta a favorire anche il trasporto delle merci non deperibili: saranno i prefetti a rilasciare le autorizzazioni.

INFILTRAZIONI? PARLA SAVIANO

Resta aperta la polemica sulle presunte infiltrazioni mafiose. Piantedosi aveva chiesto a prefetti e questori la massima attenzione; il collega all’Agricolura Francesco Lollobrigida aveva invitato a guardare «qualche casellario giudiziario» dei leader della protesta, parlando poi di criminali che approfittano delle manifestazioni per controllare il territorio; la premier accosta la parola «intimidazioni» alle gomme tagliate. Roberto Saviano replica su Instagram: «Dietro i blocchi dei tir non ci sono le mafie». Secondo lo scrittore, fermare le strade danneggia invece traffici dei clan: la droga arriva via mare e prosegue sui camion. «Se c’è un interesse mafioso, è che i camion ripartano». Saviano distingue gli investimenti criminali nei trasporti e i precedenti di singoli camionisti dalla prova di una regia della protesta. A suo giudizio, quando le mafie entrano nei movimenti sociali cercano di piegarli, trattandone la fine per ricavarne vantaggi. «I clan, quando ci sono, vanno illuminati. Per difendere chi protesta, non per criminalizzare il dissenso», scrive. E sostiene che gli autotrasportatori si fermino perché non hanno più margini di guadagno: «Ogni giorno perdono 900 euro».

ORA ARRIVANO I TAXI

Il confronto con la categoria proseguirà martedì 27 al ministero dei Trasporti, dove le associazioni incontreranno Matteo Salvini. Prima, però, davanti al ministero arriveranno i taxi: itTaxi, Uri e Unicoop hanno annunciato per lunedì un presidio dalle 10 alle 13. Insieme a loro manifesteranno anche i noleggiatori con conducente, concorrenti uniti dal peso del carburante. «Siamo di fronte a un’emergenza economica non più sostenibile», afferma il presidente di itTaxi Loreno Bittarelli. Le richieste sono l’estensione del gasolio professionale detassato, un fondo straordinario di compensazione e incentivi alla transizione verde. Altre 27 sigle, tra cui Uiltrasporti, Usb Taxi e Federtaxi Cisal, si riuniranno martedì a Firenze per decidere le iniziative, chiedendo sostegni e l’applicazione delle misure contro l’abusivismo. «Lo sciopero è un’opzione in campo, ed è quanto mai probabile», annuncia Carlo Di Alessandro di Federtaxi Cisal. «Bravi tassisti, fate bene», dice il presidente dell’Unione Nazionale Consumatori, Massimiliano Dona, «il Governo si è dimenticato di voi».

Ripartono i tir, ma la protesta contro il caro carburanti cerca un’altra piazza.