LA VALIGIA DI CARTONE

7 Aprile 2019

Sbadigliando un po’ e con grande lentezza, la primavera è arrivata. Mettono foglie alberi in città, si riempiono verande, oscillano le tende dolcemente. Qualche rondine, incauta e precoce, sfreccia...

Sbadigliando un po’ e con grande lentezza, la primavera è arrivata. Mettono foglie alberi in città, si riempiono verande, oscillano le tende dolcemente. Qualche rondine, incauta e precoce, sfreccia nei cieli soffici di Aprile, splendenti anche se gonfi di pioggia o nuvolosi. C’è una mia fotografia, nella valigia di cartone. Persa, stupita e felice accanto a un uomo e a una nuvola di biancospini, in una delle tante case che mi hanno ospitato: aveva un enorme giardino.
C’era un pruno tutto fiorito, una siepe lunga di biancospini che delimitava il territorio. Se vi capita, questi giorni di fare un viaggio lungo i nastri d’asfalto che sono le autostrade, non guardate le montagne piene di verde tenero, nè gli oleandri perenni. Dovreste dirigere gli occhi appena più sotto, in quelle terre che non coltiva più nessuno. Ci sono filari e siepi di biancospino; delimitano il paesaggio con quella nuvola piena di spine.
Immagino il profumo che debba sprigionarsi da quella nebbia o neve. Amo i biancospini anche se fioriscono per poco ma hanno l’ardire di ergersi in mezzo alle spine. Delimitano il sentiero che animali e uomini non usano più. Eppure che gioia deve essere, per gli occhi e per il cuore, passare in mezzo a quelle siepi, tra i piccoli appezzamenti di terreno, fazzoletti di terra abbandonata. Ora splendono, sotto il sole, bianchi, abbacinanti, nel chiaro della primavera incipiente.
Sono periodi di rinascita, in cui finalmente la luce predomina sul buio. Sanno dare una grande lezione, i biancospini. Più dei boccioli aristocratici delle rose che svettano già dai giardini di città. I biancospini ricordano, con forza, che anche la fioritura è una ferita sui rami di una pianta; infatti per fiorire bisogna subire una mutilazione che prepara la strada alla nuova vita. Tagliare rami secchi, foglie inutili. Concentrare la linfa della vita perché scorra ancora dentro il tronco, persino in un vecchio tronco.
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