Legge elettorale, via i capilista bloccati: riunione no-stop in commissione per chiudere l'accordo

4 Giugno 2017

Balzo avanti verso l'approvazione del testo: Pd, M5s, Forza Italia e Lega hanno trovato la quadra sui punti principali del modello tedesco. Di Maio: «Pronti alla campagna elettorale estiva»

ROMA. La legge elettorale fa un deciso balzo in avanti verso l’approvazione di un testo largamente condiviso, ma la maggioranza che sostiene il governo incassa un altro duro colpo. Pd, Movimento 5 Stelle, Forza Italia e Lega, infatti, hanno trovato la quadra sui punti principali del modello tedesco, rivisto e adattato alle esigenze italiane, dunque addio ai capilista bloccati, alle candidature plurime e obbligo di parità di genere con il 60-40% a favore del proporzionale. Con questo accorgimento diventano 28 le circoscrizioni proporzionali, mentre il numero dei collegi uninominali si riduce a 225, a cui devono essere aggiunto gli 8 del Trentino e l’unico della Valle d’Aosta, che saranno assegnati con il sistema maggioritario, come al Senato con il "Mattarellum". A contestare l’intesa sono i gruppi minori, a partire da Articolo 1 - Movimento Democratici e Progressisti (a cui è stato respinto un emendamento che avrebbe introdotto la possibilità di avere un voto disgiunto fra il collegio e la lista proporzionale), Direzione italia e soprattutto Alternativa popolare. «Sulla definizione dei collegi uninominali si rischia l’imbroglio», ha tuonato il deputato e capogruppo di Ap in commissione Affari costituzionali, Dore Misuraca, «la proposta del relatore prende come modello, infatti, quanto previsto dal Mattarellum del 1993, i cui collegi furono definiti sulla base del censimento del 1991. Ovvero ventisei anni fa. Nel frattempo si sono svolti due nuovi censimenti, nel 2001 e nel 2011, che hanno determinato forti cambiamenti demografici, soprattutto in alcuni territori. È chiaro - ha aggiunto - che rischia di essere falsata tutta la competizione elettorale».

I centristi di Alfano si sono addirittura appellati alla presidente della Camera, Laura Boldrini, chiedendo «di sospendere i lavori per consentire ai commissari della Affari costituzionali di esaminare il lavoro della commissione allora presieduta dal presidente dell’Istat. Questa è la strada più saggia da intraprendere per evitare ulteriori pasticci». Alla delusione di Alternativa Popolare si contrappone la soddisfazione di Silvio Berlusconi. Il leader di Forza Italia fu il primo a proporre il sistema tedesco e ancora oggi difende il modello. In un’intervista a "il Giornale" ha infatti ribadito: «Alla percentuale dei voti (ad esempio 20%) di un partito corrisponde la stessa esatta percentuale di parlamentari (20%). Il sistema tedesco si adatta perfettamente a questo, assicurando un rapporto diretto fra elettori ed eletti ed evitando il pessimo sistema delle preferenze, fonte di clientelismo e di corruzione», ecco perchè, ha proseguito il Cav, «se si rimane al sistema tedesco applicato nel modo più simile possibile all’originale da parte nostra non vi saranno ostacoli», anzi «faremo la nostra parte perchè la legge elettorale vada in porto il più presto possibile». Di contro, a lanciare un appello ai partiti maggiori è proprio un ex consigliere dell’ex premier, e non solo, Fabrizio Cicchitto (Ap): «Se è vero quello che afferma Berlusconi, e non c’è ragione per non credergli, che esclude dopo le elezioni un governo di Forza Italia con il Pd, allora è molto probabile che non ci sarà una maggioranza e che Renzi puntando all’eliminazione sia dell’area di sinistra sia dell’area di centro - ha detto ancora - è un irresponsabile che sta creando le condizioni per l’ingovernabilità e della crisi del sistema. Per questo Grillo sta facendo ingoiare ai suoi un sistema molto lontano da quello tedesco». Parla di fretta come cattiva consigliera, Cicchitto, ma i binari su cui sembra incardinata la legge elettorale assomigliano moltissimo a quelli dell’alta velocità. E a quel punto anche le urne anticipate in autunno potrebbero marciare a un ritmo sostenuto. Anzi, inarrestabile.

«In queste ore è passata la nostra proposta per abolire le pluricandidature nella legge elettorale e i capilista bloccati. Questo vuol dire che ci siamo quasi, possiamo dare una legge elettorale a questo Paese e andare a votare. E probabilmente possiamo andare a votare a settembre, così blocchiamo la legge di bilancio che aumenterà l'Iva agli italiani e altre tasse. Per fare questo dobbiamo fare una campagna elettorale estiva e noi ci stiamo già allenando, stiamo facendo le prove generali e come vedete va alla grande. Ci sono tante persone che ci sostengono e non abbiamo paura di andare alle elezioni a settembre con una campagna elettorale estiva. Stateci vicino e sosteneteci». Lo dice Luigi Di Maio in un videomessaggio pubblicato sulla sua pagina Fb da Riccione, dove domenica prossima si vota per le Comunali e dove il M5s sostiene il candidato sindaco Andrea Delbianco.

Intanto i lavori della Commissione Affari Costituzionali della Camera, impegnata nell'esame della nuova legge elettorale, proseguiranno questa sera fino alle 22 per riprendere domani no-stopo fino alle 17 e tornare in aula con il testo da approvare già martedì mattina. Lo ha detto il presidente della Commissione Andrea Mazziotti.

«Ladroni di democrazia»: questo l'epiteto che Arcangelo Sannicandro di Mdp ha rivolto ai quattro partiti che hanno sottoscritto l'accordo sulla legge elettorale e che ha suscitato una vivacissima reazione di Emanuele Fiano e Roberto Giachetti del Pd. Sannicandro ha rivolto questo epiteto per il «no» alle preferenze nelle liste preferenziali. Fiano ha alzato il tono della voce interrompendo il deputato di Mdp, invano richiamato dal presidente Andrea Mazziotti che alla fine ha riportato la calma invitando Sannicandro ad evitare parole offensive. Questi ha voluto avere la parola finale con una sferzata ironica: «allora li chiamerò dispensatori di democrazia».