Vannacci, nuovo underdog: «Siamo i figli di nessuno»

14 Giugno 2026

Il generale dal suo popolo per il congresso di Futuro Nazionale: «O noi o con Draghi, Von der Leyen e multinazionali»

ROMA. La tensione, all’interno della destra italiana, è tutta racchiusa attorno a una parola: identità. In Parlamento la tirano per la giacca, ne rivendicano l’eredità storica. Roberto Vannacci, ieri, quell’identità l’ha sottratta al governo e l’ha indossata come fosse un paramento sacro, e lui il sacerdote di una religione tradita. All’Auditorium della Conciliazione di Roma, davanti ai 2mila delegati venuti da tutta Italia per il battesimo di Futuro nazionale, il generale ricorda Giorgia prima di diventare la premier Meloni. Cambia solo l’impostazione: dall’autovittimismo celebrativo ora si batte sul chiodo del «siam quel che siamo».

«L’underdog» diventa il militare che guida «la sporca dozzina, quelli che gli altri hanno scartato», il suo popolo non è quello di Atreju, sono i «figli di nessuno». Il punto di arrivo, però, è identico: «Siamo i guardiani della sovranità, i garanti della cittadinanza». È l’urlo della rivolta scandito dall’ex parà nel momento di maggiore empatia con il suo pubblico. Un picco emotivo certificato dalle lacrime di commozione versate davanti ai suoi uomini e alle sue donne, che lo acclamano: «Ge-ne-ra-le, ge-ne-ra-le».

Il pathos si consuma nel momento in cui Vannacci risponde alle critiche del governo, a cui, in realtà, riserva gran parte della sua ora di discorso. Il centrosinistra è soprattutto uno strumento per colpire ai fianchi la maggioranza. Che lo ha bollato come la «stampella» del Campo largo, come il loro «utile idiota». Il leader dei futuristi non ci sta. «A chi ci chiama così, rispondiamo in un solo modo: o noi o loro, quelli di Draghi, Von der Leyen, multinazionali e globalismo». Tripudio di applausi. Poi argomenta: «In Europa Forza Italia vota con Avs, Pd e Movimento 5 Stelle. Lo ha fatto dal Green deal agli aiuti all’Ucraina. Dicono che noi saremmo con la sinistra, ma i fatti dicono una cosa diversa».

Questo scontro a distanza con la premier – a cui non si rivolge mai direttamente – sembra ridurre al minimo la possibilità di un ingresso di Fn in coalizione: troppa destra per questo centrodestra? Il generale, furbescamente, ribalta la prospettiva: «Io non ho mai parlato di adesione alla coalizione, non è mai stata una mia istanza. Forse è una loro aspettativa, non la mia. Noi abbiamo delle linee rosse su cui non transigiamo che possono aiutare il governo a riprendere la giusta direzione dopo essere andato alla deriva».

Il dribbling gli permette di tirare l’affondo agli ex alleati sui temi del programma elettorale mai attuati: cambiare l’Ue, il rimpatrio degli immigrati e la transizione ecologica. «Delle tre riforme che avevano presentato a inizio mandato», attacca l’ex parà, «non ne hanno portata avanti nemmeno una. I rimpatri sono inferiori a quando governava il centrosinistra, si continua a sostenere una Commissione che non fa gli interessi dell’Italia, che quando gli si chiede, con il cappello in mano, maggiore flessibilità per affrontare la spesa corrente, risponde dando soldi da investire sul green deal».

Il fiume in piena di vannaccismo non può non investire la remigrazione. A due passi dall’Auditorium, mentre il generale parla al proprio esercito, un altro popolo – quello di Casapound, Fronte Skinheads Veneto e Rete dei Patrioti – prepara la sua manifestazione. «Se sono d’accordo con la loro proposta di legge? La condivido per gran parte dei punti». Poi si sofferma sul significato politico di una proposta di iniziativa popolare, quasi fosse un referendum: «È la più bella forma di democrazia che c’è. Come si può non essere d’accordo quando è il popolo che lo chiede?». Quanto al fatto che i militanti della Tartaruga nera si dichiarano apertamente fascisti, il generale si lancia in una delle sue metafore culinarie: «Quando lei va al ristorante», dice rivolto a una giornalista, «guarda la religione, le idee politiche, il colore della pelle di chi le porta il piatto oppure pensa solo alla qualità del cibo?».

Cavalcando l’onda emotiva dei «figli di nessuno» che lo acclamano, Vannacci tocca anche il capitolo Ucraina, e il suo avversario più feroce in questo campo, Carlo Calenda. «Il re mida al contrario», ironizza il generale, «che mi accusa di fare gli interessi della Russia. Eppure, io ho ricevuto medaglie al valore, riconoscimenti, il titolo di Cavaliere della Repubblica proprio perché ho sempre difeso la mia patria. L’unica medaglia che lui ha, invece, è quella data da Zelensky: chiediamoci chi è che fa gli interessi di un altro Paese». E a proposito di militari, dal palco il generale propone di abbassare l’età di pensionamento, «come già accade in Francia».

Quando dopo, però, al punto stampa viene incalzato sui possibili costi di questa quota 100 in salsa mimetica, fa un passo indietro: «La mia è un’idea». È più deciso, invece, sulla possibilità concreta di attuare il rimpatrio dei migranti «irregolari»: «Sottraggono miliardi di euro all’Italia erodendo lo Stato sociale. Questi signori usufruiscono dei nostri ospedali, della nostra scuola, dei nostri servizi pubblici. Fanno il ricongiungimento familiare, per cui noi paghiamo per le loro mogli e i loro figli che vengono da noi». Diritti che, sostiene il generale, gli italiani e l’Europa hanno pagato «con il sangue» e di cui gli «immigrati» oggi «beneficiano».

«Perché non fanno la rivoluzione nei loro Paesi per i propri diritti?». Quando però si insiste sulle possibili spese del programma di rimpatrio forzato, evade la domanda. «Io non faccio il contabile», risponde seccato. Sarebbe potuto essere un tema di confronto con i leader del centrodestra che volevano implementare i rimpatri e non l’hanno fatto, ma hanno disertato tutti. Forse per evitare di inciampare su un terreno scivoloso. Della coalizione è arrivato solo qualche rappresentante locale, ambasciatori del centrodestra in questa terra straniera chiamata Futuro nazionale. I 2mila «figli di nessuno» in sala, comunque, non fanno la conta degli assenti: per loro, l’unico leader della «destra autentica» è un ex generale.

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