Carichieti, Marche ed Etruria: Ubi Banca annuncia: «1569 esuberi entro il 2020»

11 Maggio 2017

Gli esuberi sarebbero 1.569 e il piano prevede anche la chiusura di 370 punti vendita, di cui 140 nel perimetro delle good bank

BERGAMO. Ubi Banca prevede di tagliare il 32% del personale delle tre good bank Banca Marche, Banca Etruria e Carichieti entro il 2020. Gli esuberi sarebbero 1.569, secondo quanto rende noto la stessa Ubi Banca nel nuovo Piano industriale. Il piano prevede una «significativa riduzione degli oneri operativi (-200 milioni circa nel 2020 rispetto al 2016 nel perimetro Bridge Banks) attraverso l’incremento della produttività complessiva che comporterà anche la riduzione dell’organico e l’ottimizzazione delle altre spese amministrative». 

L'aggiornamento del piano di Ubi prevede a livello di gruppo l'uscita di circa 4 mila risorse, di cui 2.170 con accesso al fondo di solidarietà e l'ingresso di circa 900 persone in arco di piano (oltre un quarto già assunti nei primi mesi del 2017) in aggiunta alle circa 200 risorse assunte nella seconda parte del 2016. Complessivamente è previsto un «forte ricambio generazionale» con un saldo negativo, tra ingressi e uscite, di «circa 3.000 risorse». Il passaggio alla banca unica comporterà la chiusura di circa 370 punti vendita, di cui 140 nell'ambito del perimetro delle good bank. Anche l'Abruzzo pagherà la sua parte del piano di risanamento con la chiusura di diverse filiali e la riduzione di personale.

CariChieti, missione compiuta

I tre istituti in questione sono quelli mandati in risoluzione alla fine del 2015, insieme alla Cariferrara che andrà a Bper, e dai quali sono scaturiti gli strascichi polemici di questi giorni legati al presunto ruolo di Maria Elena Boschi nel tentativo di far salvare a Unicredit l'istituto (Etruria) nel quale era coinvolto il padre come manager. A un anno e mezzo dalla contestata operazione (che ha portato alla nota perdita di denaro da parte dei risparmiatori/obbligazionisti, per i quali si è corsi ai ripari attraverso il ristoro forfettario o arbitrale), la cessione delle prime tre good bank è finalmente andata in porto, per la quarta dovrebbe essere questione di giorni. Le tre banche sono state ripulite dai crediti in sofferenza e ricapitalizzate e il numero uno di Ubi, Victor Massiah, se le è potute aggiudicare per la cifra simbolica di un euro. Nell'operazione ha anche incamerato un significativo cuscinetto di denari per le attività fiscali relative alle perdite pregresse che le banche salvate si portano dietro (per ora sono iscritti a bilancio benefici per 550 milioni).

Roberto Nicastro, che delle good bank ha gestito la transizione, ha parlato di un esperimento da "cavie" in Europa, ma «le banche ne sono uscite vive». Un conto salato è stato intanto pagato dal sistema bancario che, per aver salvato nel novembre del 2015 le quattro good bank, si è fatto carico di un costo vicino ai 5 miliardi (anche se le somme si potranno tirare solo dopo lo smaltimento dei crediti deteriorati affidati a Rev, il veicolo in cui nel 2015 sono confluiti 10,3 miliardi di sofferenze delle good bank). A operare, sotto la guida di Bankitalia, è stato il Fondo interbancario di tutela dei depositi, mentre un ruolo decisivo - acquistando ben 2,2 miliardi di crediti in sofferenza - l'ha giocato il fondo Atlante.