Rapinatore "salvato" dal fratello gemello

30 Novembre 2017

 La Procura  ha dovuto chiedere l'archiviazione dell'inchiesta perché nessuno dei testimoni ha saputo distinguere il colpevole

TORINO
Di fronte ai gemelli anche la giustizia si blocca: i fratelli sono due gocce d'acqua e risalire al colpevole è impossibile. La procura di Torino ha dovuto chiedere l'archiviazione di un'inchiesta su un litigio sfociato in rapina: l'indagato, K. H. di 27 anni, somiglia così tanto al fratello che una testimone, quando se li è ritrovati davanti, ha detto che le sembrava di «vederci doppio». L'incertezza - riassume il pm Andrea Padalino - e un complesso di altre circostanze di contorno non consentono di sostenere l'accusa «con giudizio di prognosi dibattimentale favorevole». Tradotto in linguaggio corrente, significa che al processo non si può chiedere la condanna. Il problema è che nessuno dei presenti sul luogo del fatto poteva immaginare che K.H. avesse un gemello. L'indagato nel dicembre del 2016, davanti a un fast food, aggredì un connazionale portandogli via denaro per duecento euro. L’uomo fu individuato perché alcune presenti annotarono la targa dell'auto su cui si allontanò. Solo qualche giorno dopo, quando i due si ripresentarono al fast food, saltò fuori la circostanza: fu in quell'occasione che la teste ebbe «l'impressione di vederci doppio»..