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1° gennaio

1 Gennaio 2026

Oggi, ma nel 1926, a Gangi, in provincia di Palermo, nella sera del primo giorno del nuovo anno, Cesare Primo Mori, “Il prefetto di ferro”, coadiuvato dal commissario di Pubblica sicurezza Francesco Spanò, avviava l’azione contro gli esponenti della mafia rurale. Venivano arrestate 450 persone. Soprattutto tra i capi della banda di Giuseppe Andaloro e Gaetano Ferrarello. E lo stesso Andaloro verrà preso il 4 ottobre 1927. Lo Stato fascista reprimeva con la forza gli elementi della criminalità organizzata e del brigantaggio legato a Cosa nostra che nella cittadina posta a 1.011 metri sul livello del mare mettevano a repentaglio la tranquillità della quotidianità e l’esistenza della povera gente già sufficientemente faticosa in un contesto pedemontano senza energia elettrica e senza rete idrica.

Dato che l’impianto per portare l’elettricità nel borgo verrà iniziato nel 1928 e l’acquedotto civico sarà ultimato nel 1930. La risonanza mediatica dell’operazione condotta da Mori (nella foto, particolare, l’attore Giuliano Gemma nel ruolo del super delegato territoriale del ministero dell’Interno nel film poliziesco intitolato appunto “Il prefetto di ferro”, del regista Pasquale Squitieri, del 1977, tratto dal saggio storico “Il prefetto di ferro. L’uomo di Mussolini che mise in ginocchio la Mafia”, del giornalista Arrigo Petacco, pubblicato da Mondadori, di Milano, nel 1975, nello scatto di Pat Morin per Rue des Archives/Cordon Press), pavese di 55 anni, in carica al vertice della Prefettura palermitana dall’1 novembre 1925, sarà enorme. E verrà paragonata all’assedio di Adrianopoli, dal 3 novembre 1912 al 26 marzo 1913, da parte delle armate bulgare nella prima guerra balcanica.

Iniziativa che poi si allargherà anche ai territori di Agrigento, di Caltanissetta. Il 21 febbraio di quel 1926, in occasione della cerimonia inaugurale del Congresso provinciale dei fasci e di quello della Federazione degli enti autarchici, presieduti dal deputato cosentino originario di Paola Maurizio Maraviglia, nel teatro Massimo del capoluogo siciliano, verranno tributati a Mori onori pubblici per la campagna contro la delinquenza con feudo nel comprensorio montuoso delle Madonie, come riporterò il quotidiano milanese “corriere della Sera” il giorno dopo. Le donne di Gangi offriranno a Mori -già tenente d’artiglieria del regio Esercito, ex prefetto di Bologna, di Bari e di Trapani, futuro senatore littorio per quattro legislature- come simbolo di ringraziamento, uno scapolare.

E contestualmente verrà anche insignito della cittadinanza onoraria gangitana e omaggiato della tessera fascista ad honorem - che ne farà un iscritto al Pnf proprio a far data da quel giorno - su iniziativa del federale Alfredo Cucco, insigne oculista di Castelbuono. L’intervento di Mori a Gangi dell’1 gennaio 1926 verrà raccontato anche nelle pagine del volume dello storico britannico Christopher Duggan “La Mafia durante il fascismo”, che sarà edito da Rubbettino, di Soveria Mannelli, nel 1992, con prefazione del suo maestro Denis Mack Smith e uno scritto dell’intellettuale di peso nativo di Racalmuto Leonardo Sciascia.