1 marzo

Oggi, ma nel 1976, a Revigliasco di Moncalieri, in provincia di Torino, nella dependance della villa di via Moncalvo, residenza del consigliere di Cassazione Giovanni Durando, Bernardo Bellomo Scili, di 32 anni, per raptus di follia, accoltellava mortalmente alla gola la moglie Maria Tropea, di 28, dal ’72 governante della dimora del magistrato, poi cospargeva di benzina il cadavere e lo bruciava davanti agli occhi dei figli Antonio, di 8 anni, e Dino, di 5. Il fatto di sangue avveniva alle 5.15 al Villaggio Durando. L’omicida, che era un operaio della Fiat, ma sovente in “Mutua” per questioni di salute, era stato già ricoverato per problemi psichici per quattro mesi a villa Serena di Piossasco.
Si alterava facilmente, specialmente quando la consorte lo contrariava ed era convinto che chiunque volesse avvelenarlo quando gli venivano somministrati tranquillanti. La vittima, invece, amorevolmente era convinta di poter in qualche modo “curare” il marito con gli psicotonici e che prima o poi sarebbe rinsavito senza doverlo mandare in manicomio. Il ricorso all’ospedale psichiatrico, infatti, era ancora considerato socialmente deplorevole e infamante. L’uxoricida soffriva di manie di persecuzione ed era ossessionato dalla religione sin dal matrimonio, risalente a dieci anni addietro, nel 1966.
La malcapitata nella notte lavorava come magliaia per cercare di sopperire ai lunghi periodi di assenza dalla fabbrica del suo uomo. “Tony”, il più grande dei due bambini, alunno di terza elementare, tentava anche di togliere l’arma, un coltello da cucina con lama da 20 centimetri, al padre e per questo rimaneva ferito alle mani (nella foto, particolare, la notizia riportata sul quotidiano torinese “Stampa sera” dello stesso 1 marzo di quel ’76, a firma di Alessandro Rigaldo). Poi i due minorenni -Dino frequenta l’asilo- sono fuggiti nella casa adiacente, quella del vivaista Giovanni Scalenghe, di 58 anni.
L’episodio destava enorme clamore mediatico anche perché il padrone di casa era piuttosto conosciuto non solo nel capoluogo piemontese. Durando, infatti, non era solo un giudice. In estrema sintesi: torinese, classe 1915, convinto sostenitore della corona, allievo di Luigi Einaudi, con il quale nel 1938 aveva discusso la tesi in Scienze delle finanze nella facoltà di Giurisprudenza dell’ateneo della città sabauda, aveva anche ottenuto la seconda laurea, nel 1939, in Scienze politiche, sempre con il futuro presidente della Repubblica, del quale era anche stato assistente.
Entro il ‘44 arriverà a conseguire il quinto titolo accademico, era stato componente dell’Azione cattolica, militare combattente in Albania durante il secondo conflitto mondiale, elemento di pregio della Divisione partigiana monarchica "Asti" durante la fase resistenziale, direttore del periodico “La voce della giustizia”, fino al 1962, che era stato chiuso su pressione del Consiglio superiore della magistratura per contrasti vari, anche contro il Gverno nazionale. Secondo i genitori della sventurata Maria Tropea, infine, Bellomo Scili avrebbe addirittura simulato la pazzia per poter saltare il carcere ed essere così in grado di mettere a segno la fuga d’amore insieme alla presunta amante tedesca.
