10 FEBBRAIO

9 Febbraio 2023

Oggi, ma nel 1874, la Football association, ovvero il massimo organismo calcistico inglese, fondato il 26 ottobre 1863, conferiva agli arbitri il potere di espellere dal campo di gara il calciatore reo di condotta scorretta. Fino a quel momento quel che passerà alla storia del pallone come cartellino rosso, era appannaggio solo ed esclusivamente della concertazione dei due capitani delle squadre che si fronteggiavano.

L’innovazione arriverà nelle partite disputate nel Belpaese, solo con l’istituzione dell’Associazione italiana arbitri, in seno alla Federazione italiana giuoco calcio, costituita a Torino, il 26 marzo 1898- 27 Agosto 1911, al ristorante Orologio, nei portici dietro al Duomo, di Milano, con l’avvocato Giovanni Mauro, classe 1888, originario di Domodossola, ma meneghino d’adozione, quale promotore del nuovo sodalizio (nella foto, particolare, con la tradizionale giacchetta nera e poi fondatore, nel 1924, del mensile "L'arbitro", come presidente dell'Aia. ).

La designazione dei tre giudici di gara presenti in ogni sfida, tecnicamente due “unpire” e un “referee”, antesignani dell’arbitro e dei due guardalinee, era cominciata in occasione del primo campionato inglese strutturato, la Fa cup, dall’11 novembre 1871 al 16 marzo 1872. L’arbitro, tuttavia, era ancora confinato fuori dal campo, nello spazio antistante le panchine. Si posizionerà all’interno del rettangolo di gioco e verrà anche dotato dell’iconico fischietto nel 1891.

Il calcio tricolore assorbirà le regole e le disposizioni di quello inglese adattandolo alle dinamiche delle contese disputate nello Stivale. Il primo campionato italiano di calcio, con la formula dell’eliminazione diretta, si terrà a Torino, al velodromo Umberto I, l’8 maggio 1898, in un’unica giornata, con la vittoria del Genoa che si aggiudicava la prestigiosa coppa messa in palio da Luigi Amedeo di Savoia Aosta, duca degli Abruzzi.