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10 luglio

Oggi, ma nel 1924, a Roma, veniva varato, su impulso del governo fascista guidato dal presidente del consiglio dei ministri Benito Mussolini, il regio decreto legge 1081, pubblicato sulla Gazzetta ufficiale dell'11 luglio 1924, numero 162, che consentiva ai prefetti di intervenire sulla stampa, con censura sui giornali italiani, spingendosi fino alla soppressione della testata. Le disposizioni facevano seguito al dettato del decreto legge 15 luglio 1923, numero 3288, pubblicato sulla Gazzetta ufficiale del Regno d’Italia dell'8 luglio 1924, numero 159, che riportava le norme sulla gerenza e sulla vigilanza dei giornali e delle pubblicazioni periodiche. In forza di esso – in pieno contrasto con lo Statuto Albertino del 4 marzo 1848 e con il successivo editto sulle libertà di stampa _ il prefetto già era stato abilitato a concedere o a negare il riconoscimento del gerente responsabile di un giornale e pertanto ad autorizzarne o meno la pubblicazione, pena il sequestro.

La stampa, di fatto, era in balìa del potere esecutivo controllato dal Duce (nella foto, particolare della prima pagina del quotidiano torinese La Stampa, del giorno precedente, 9 luglio 1924, coll'inequivocabile titolo d'apertura che anticipava la soppressione della libertà di stampa in vigore dal giorno successivo). Il 31 dicembre di quel 1924 verranno sequestrati: a Milano il Corriere della Sera; a Torino proprio la Stampa oltre al Momento; a Roma il Sereno, Il Piccolo, il Mondo, La voce Repubblicana, il Giornale d’Italia; a Napoli il Giorno; a Genova il Cittadino e il Lavoro; a Firenze Il Nuovo Giornale; a Verona L’Adige e il Corriere del Mattino. l’Avanti, storico organo dei socialisti - il rapimento e l'assassinio dell'onorevole Giacomo Matteotti da parte dei sicari capeggiati da Amerigo Dumini della cosiddetta Ceka del Viminale era avvenuto il 10 giugno '24 -, subirà, entro lo stesso ultimo giorno dell'anno '24, 36 sequestri. Complessivamente, nell'anno delle votazioni alla Camera del 6 aprile effettuate coi brogli e le violenze oltre che con la legge elettorale ideata da Giacomo Acerbo di Loreto Aprutino, il 1924, verranno attuate, nelle varie testate, 172 aggressioni, 46 devastazioni, 35 ferimenti e 16 omicidi.

Il 5 gennaio 1926 la Gazzetta ufficiale pubblicherà anche la legge 31 dicembre 1925 numero 2307 con la quale verranno perfezionati e integrati i precedenti decreti legge sulla gerenza e sulla vigilanza dei giornali e dei periodici. Con tali provvedimenti - ufficiosamente supervisionati per il figlio del fabbro di Predappio dal giornalista Ermanno Amicucci, parlamentare in camicia nera di Tagliacozzo - completati col successivo regolamento del 4 marzo 1926 numero 371, si stabilirà che "ogni giornale o altra pubblicazione periodica deve avere un direttore responsabile, che deve essere iscritto nell'albo professionale dei giornalisti".