10 marzo

Oggi, ma nel 1979, a New York, il brano “I will survive”, di Gloria “Gaynor” Fowles, raggiungeva la prima posizione nella classifica top 100 stilata dalla rivista settimanale musicale statunitense "Billboard", fondata nel 1894, ritenuta dagli addetti ai lavori la principale unità di misura dell'andamento dell’industria discografica a stelle e strisce. La canzone, che era il b-side del vinile che annoverava “Substitute” quale incisione portante, era stata rilasciata, il 23 ottobre 1978, dall’etichetta discografica britannica Polydor, fondata il 2 aprile 1913. Diverrà uno dei principali simboli della disco dance a livello planetario. Conseguentemente, infatti, l’alto indice di gradimento influenzerà il mercato internazionale.
Sarà tra i 45 giri più venduti di tutti i tempi. Anche nel Belpaese, alle prese con la crescente febbre del sabato sera e l’avvio dell’epopea delle discoteche in senso moderno, il successo sarà enorme. Per sottolineare il lungo sodalizio con gli estimatori dello Stivale, la Gaynor era stata applauditissima già, il 31 agosto 1975, a Verona, all’Arena, in occasione dell’edizione numero 12 del Festivalbar di Vittorio Salvetti. In quell’occasione, nella città scaligera, davanti a 30mila spettatori, aveva trionfato come voce femminile, intonando “Reach out, I’ll be there”, insieme a Drupi, che aveva proposto “Due”.
Poi aveva stregato nella serata del 2 marzo 1976 a Sanremo, ma non in occasione del 26° Festival, che era terminato il 21 febbraio, ma del veglione della stampa ligure. Poi aveva iniziato il tour tricolore, il 28 marzo 1977, al teatro Lirico di Milano. “I will survive” era opera dell’americano Freddie Perren e del britannico Dino Fekaris. Poi, col tempo, il vinile assumerà sempre crescente connotazione sociale e culturale. Diverrà anche colonna sonora del movimento di presa di coscienza femminile. Ma anche base musicale della rivendicazione dei diritti degli omosessuali.
Nel 1980 frutterà alla Gaynor (nella foto, particolare, immortalata sulla rivista mensile svedese “Poster”, numero 1, del gennaio 1976) il Grammy award come miglior pezzo disco. La prima traccia posizionatasi sul gradino più alto della chart dei migliori 100 pezzi di "Billboard" era stata “Poor little fool”, di “Ricky” Nelson, il 4 agosto 1958. Attiva professionalmente dal 1965 raggiungeva proprio con “I will survive” la massima consacrazione. Anche se il gradimento era stato enorme pure per “Never can say goodbye”, singolo rilasciato, il 27 ottobre 1974, per la Metro-goldwin-Mayer label, con testo e musica opera di Clifton Davis.
