10 OTTOBRE

Oggi, ma nel 1934, ad Avezzano, in provincia dell’Aquila, nasceva Aurelio Collacciani, che con il nome d’arte di “Elio Mauro”, dal 1955, si farà conoscere ed apprezzare dal grande pubblico tricolore come cantante e chitarrista. Già nel 1952 sarà sotto contratto per l’etichetta discografica Rca e si esibirà, in tournée, anche nell’Europa del sud e nel Medio-oriente. Debutterà su Radio Roma, dopo aver vinto il concorso di Voci nuove, indetto dalla Rai.
Il suo primo pezzo di successo sarà “Zingarella”, del 1955. Seguirà, nello stesso anno, “Nemica”, con testo di Totò, ovvero il principe della risata Antonio de Curtis. Tra le partecipazioni artistiche di Mauro (nella foto, particolare, sulla copertina del disco, “La canzone del faro/Llarì Llarà, del 1958, Rca): “Le notti di Cabiria”, del regista Federico Fellini, del 1957; il duetto con Adonilla “Nilla” Pizzi in “Tricche-trì- tricche-trà”, in occasione del Festival “Due voci e una canzone”, di Montecatini Terme, sempre nel 1957; “Irma la dolce”, pellicola con Vittorio Gassman del 1958; “Rocco e i suoi fratelli”, di Luchino Visconti, del 1961. In quest’ultimo caso interpreterà soprattutto il motivo “Paese mio.
L’estate 1957 lo vedrà infiammare le piste dancing della Versilia, accompagnando a Viareggio, l’exploit del bagno di mezzanotte, usanza che si diffonderà non solo nella Penisola. In quel contesto intonerà “Aria ‘a terra mia”, proveniente dal Festival napoletano di quell’anno. Il 14 settembre 1959, a Trento, brillerà dietro a Teddy Reno e Mario Camuffo, al Festival della canzone alpina, con “Un bacio ed un grappin”. Gli anni ’60, invece, lo vedranno protagonista di un gran numero di esibizioni nei night del Belpaese, ma anche nelle sale da ballo, fino al ritiro nel 1970. Morirà, nella Capitale, il 29 agosto 1983, a soli 48 anni. Ingiustamente scaraventato nel dimenticatoio, questo figlio d’Abruzzo, spesso etichettato come “operaio dalla chitarra d’oro”, poiché per un periodo, fino al 1950, come perito elettromeccanico, farà coesistere le sue performance con il lavoro da operaio nelle acciaierie di Terni, chiuderà la non lunga, benché densa carriera, avendo inciso 24 singoli, tutti per la già menzionata Rca, 4 Ep-extended play ed un album raccolta, ancora per la medesima etichetta discografica. Nel 1954, quando era sotto contratto alla “Rupe tarpea”, locale della cosiddetta dolce vita romana, l’attrice statunitense Ava Gardner, innamorata della sua voce, gli regalerà una chitarra d’oro.