La Pierburg vende a Aequita: in bilico il futuro di 135 lavoratori

L’Automotive in crisi. Rheinmetall cede al gruppo tedesco del settore militare senza passare dai tavoli ministeriali. I sindacati: «Rispetto a quanto avvenuto con i siti tedeschi del gruppo, qui non c’è alcuna garanzia»
LANCIANO. Alle 10 sono quasi tutti davanti ai cancelli della Pierburg i dipendenti del primo turno di iavoro della fabbrica che realizza componentistica per il settore automotive. Il loro è l'ennesimo di una serie di scioperi per una vertenza che dura da oltre un anno, ma altri ancora ne verranno. Solo alcuni lavoratori sono rimasti all'interno dello stabilimento, in una mattina di giugno che sa di beffa per chi ha lavoro eppure sa di poterlo perdere da un momento all'altro. Questo perché, al di sopra delle linee di montaggio e di circa 135 tra uomini e donne che vi lavorano, e al di là delle richieste di mercato, del settore automotive che cambia pelle e di nuove prospettive ancora tutte da disegnare, un'azienda ha deciso di investire nel militare invece che nella mobilità. E nonostante le parole, le trattative e le promesse anche davanti al ministero delle Imprese e del Made in Italy, la cessione, in effetti, c'è già stata. Senza un tavolo e senza una spiegazione se non quella dell'azienda, il colosso tedesco Rheinmetall. «Con la cessione delle sue attività nel settore civile, il gruppo Rheinmetall ha raggiunto un traguardo importante nel suo riallineamento strategico», recita l'azienda in una nota di mercoledì, «Rheinmetall e il gruppo industriale Aequita, con sede a Monaco di Baviera, hanno firmato oggi un accordo di acquisto, aprendo la strada a un futuro per l'ex divisione Rheinmetall Power Systems sotto una nuova gestione. Rheinmetall si è concentrata da tempo sulla sua attività in rapida crescita con clienti militari e autorità di sicurezza, espandendo al contempo il proprio portafoglio tecnologico nei settori aeronautico, marittimo e spaziale».
L'accordo di acquisto del 100% delle azioni è di 350milioni di euro. «Aequita - specifica Rheinmetall - intende mantenere tutti i circa 6.250 dipendenti attualmente impiegati da Power Systems in tutto il mondo nelle società oggetto di acquisizione», ma a Lanciano e Livorno i lavoratori non sono tranquilli. «Rispetto a quanto avvenuto con i siti tedeschi del gruppo, in Italia non c'è alcuna garanzia occupazionale siglata in un contratto tra le parti», tuonano i rappresentanti sindacali di Fiom, Andrea De Lutis, e Fim, Primiano Biscotti, «inoltre disattendere un tavolo istituzionale convocato dal governo significa calpestare le istituzioni, i lavoratori e le loro rappresentanze».
E non rincuora nemmeno il fatto che Aequita sia in effetti un fondo speculativo che finora avrebbe effettuato solo operazioni di profitto. «Non siamo disposti a restare in silenzio di fronte a chi agisce nell'ombra», proseguono le parti sociali, «Chiediamo con forza al Mimit di convocare d'urgenza il tavolo ministeriale per pretendere chiarezza e per cercare di ottenere le massime garanzie possibili per la salvaguardia delle lavoratrici e dei lavoratori coinvolti a questo punto anche con l’acquirente. Bisogna vincolare le commesse pubbliche affidate a Rheinmetall al rispetto dell'occupazione e del territorio. Basta con l'erogazione di risorse pubbliche a chi delocalizza, vende e ignora le organizzazioni sindacali e le istituzioni. Abbiamo letto dal comunicato aziendale che nei prossimi giorni l’azienda parlerà con i lavoratori, non si disturbino, i lavoratori saranno impegnati, li aspettiamo al Mimit». E dopo le 4 ore di sciopero di ieri, la protesta non si ferma. Anche mercoledì, alla vigilia dello sciopero di ieri, i lavoratori hanno spontameamente incrociato le braccia dopo la notizia della cessione. Previste per oggi altre due ore di sciopero e non si escludono ulteriori proteste nei giorni a venire.

