12 MAGGIO

11 Maggio 2023

Oggi, ma nel 1945, a Milano, avveniva il salvataggio di Junio Valerio Borghese, già comandante della controversa quanto leggendaria “Xª Mas”, che era nascosto in casa del partigiano socialista Nino Pulejo, dal 25 aprile precedente, in attesa di essere prelevato dagli americani dell’Office of strategic service.

Il “principe nero”, in divisa a stelle e strisce, scortato da James Jesus Angleton, detto “the Kingfisher”, capo del controspionaggio statunitense a Roma, Carlo Resio, capitano di fregata della sezione “D” del servizio informazioni della regia Marina militare italiana, e Umberto Federico D’Amato, commissario di pubblica sicurezza dell’Urbe, veniva portato nella Città eterna. E, in tal modo, messo al riparo da eventuale rappresaglia.

Il 30 aprile precedente, a Torino, i marò della “Decima” avevano combattuto fino all’estremo sacrificio per proteggere Giovanni Agnelli e la Fiat dalla furia dei partigiani. Terminate le munizioni e falliti gli assalti all’arma bianca, i 70 fanti di Marina della Repubblica sociale italiana superstiti erano stati fucilati dalle formazioni comuniste.

Borghese, (nella foto, particolare, al volante, circondato dai suoi fedelissimi) romano di Artena, classe 1906, già sottocapo di Stato maggiore della Marina nazionale repubblicana, dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, con il grado di capitano di fregata, aveva guidato per due anni, coordinandosi con i reparti nazisti, ma anche mettendosi in contrasto con Rodolfo Graziani, ministro della Guerra della Rsi, la formazione indipendente caratterizzata dall’uso di naviglio sottile, composta da 20mila uomini, operativi sotto il grido di “Per l’onore d’Italia”.

I fucilieri scelti col fregio del teschio con la rosa in bocca erano passati alla storia per la loro abilità e ferocia nelle tecniche di controguerriglia. Non pochi erano stati i casi di crimini di guerra contro le forze anglo-americane, ma, in particolare, cruenta era stata l’azione anti-resistenziale, che verrà alla luce con la scoperta del tristemente noto “armadio della vergogna”, che verrà ufficializzata, il 22 dicembre 1994.

Il 17 febbraio 1949, la corte d’Assise romana condannerà Borghese a 12 anni di carcere per collaborazionismo e per concorso morale nella strage di partigiani fatti passare per le armi dai reparti dei quali era responsabile. Sarà graziato dall’amnistia voluta dal guardasigilli comunista Palmiro Togliatti il 22 giugno e di fatto verrà liberato al termine dell’iter processuale.