14 luglio

Oggi, ma nel 1865, a Zermatt, la spedizione guidata dal britannico Edward Whymper, battendo sul tempo dal versante svizzero, più ripido, ma anche più diretto, la cordata italiana capeggiata da Jean-Antoine Carrel e partita da Valtournenche, ostacolata dal maltempo, conquistava per la prima volta la vetta del Cervino, di 4477 metri. Mettendo a segno quella che verrà considerata nella storia delle scalate europee come l’ultimo grande successo dell’età d’oro dell’alpinismo eroico. Il cimento, tuttavia, nella fase di discesa costava quattro vite: tre erano inglesi ed una elvetica. E questo comporterà non poche polemiche.
Tutti e sette i componenti, ovvero il già menzionato Whymper (nella foto, particolare, immortalato con il Cervino sul cuore, sulla copertina dell’edizione transalpina della biografia, da 360 pagine, scritta dal britannico Frank Smythe nel 1940 per la casa editrice londinese Hodder, ripubblicata per i tipi della Edition du Mont-Blanc, di Les Houches in Alta Savoia, nel 2021) Michel Croz, Christian Almer, Peter Taugwalder padre e Peter Taugwalder figlio, Francis Douglas, Douglas Hadow e Charles Hudson, scivolavano sul ghiaccio, ma gli ultimi tre in cordata riuscivano ad aggrapparsi ad un costone di roccia e a sopravvivere. La fune di canapa spezzata verrà esposta nel Museo del Cervino di Zermatt. E l’incisore Gustave Dorè realizzerà una serie di stampe su quella che diverrà tristemente nota come “disastro del Matterhorn”.
Le vittime erano Croz, Hadow, Hudson e Douglas. La sciagura susciterà enorme clamore mediatico sul costo, in termini di vite umane, della cosiddetta conquista dell’inutile che accendeva gli animi e veniva considerata una vera e propria sfida di carattere politico tra nazioni per riuscire a piantare la propria bandiera sulla vetta di quella ritenuta l’ultima delle grandi vette dell’arco alpino ancora rimasta inviolata. Whymper, disegnatore londinese di 25 anni, e i Taugwalder, guide di Zermatt di 45 e 21, verranno anche indagati per la triste fine dei quattro sventurati e accusati di averli deliberatamente uccisi per imperizia. Ma, in estrema sintesi, la cima impiegata era malandata e inadatta a fronteggiare il peso di tutto il gruppo. La combriccola italica, che annoverava anche il parroco valdostano di Cogne Amè Gorret, classe 1836, sarà sulla sommità il 17 luglio di quel 1865 arrancando per la Cresta del Leone.
