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16 marzo

16 Marzo 2026

Oggi, ma nel 1914, a Parigi, nella redazione del quotidiano “Le Figaro”, Henriette Raynouard, di 40 anni, moglie in seconde nozze di Joseph-Marie Auguste Caillaux, ministro delle Finanze del governo guidato dal presidente del Consiglio Gaston Doumergue, assassinava, con sei colpi di pistola dei quali due letali, il direttore Gaston Calmette, di 56 anni, in carica dal 1903. L'omicidio avveniva per porre fine alla campagna di stampa diffamatoria nei confronti del congiunto, avviata dalla testata, per le sue posizioni filo-germaniche. Il giornale aveva attaccato ferocemente Caillaux per la condotta tenuta durante la “crisi di Agadir”, dell'1 luglio-4 novembre 1914, determinata dall'opposizione armata tedesca al proposito francese d'instaurare il protettorato in Marocco.

Lo accusava di aver beneficiato di ingenti finanziamenti illeciti in occasione dell’ultima consultazione elettorale. Poi, a corollario di tale azione, il 13 marzo precedente, il foglio parigino fondato nel 1826 aveva messo in pagina la lettera, ritenuta compromettente, risalente al 15 luglio 1901, indirizzata da Caillaux alla prima moglie Berthe Gueydan, nella quale aveva confessato d’aver fatto naufragare il progetto di legge sull’imposta sul reddito facendo sembrare di averlo tutelato. La pubblicazione della missiva personale e riservata aveva frantumato la regola giornalistica di non dover oltrepassare per scopi pubblici l’esistenza privata dei boiardi di Stato. La donna, reputando un ignavo il coniuge, ma soprattutto terrorizzata dalla possibilità che potesse essere reso di dominio pubblico il suo rapporto con Caillaux iniziato in modo extraconiugale, quindi ben prima del divorzio di entrambi dai precedenti contratti nuziali, aveva deciso di prendere in mano la situazione.

Letteralmente. E nel più drastico dei modi. La raffigurazione a colori di Henriette, fasciata di velluto nero e col manicotto di pelliccia all’interno del quale aveva celato la rivoltella, sulla copertina del supplemento illustrato domenicale del quotidiano “Le petit journal”, del 29 marzo di quel 1914 (nella foto, particolare), farà il giro del mondo. E, benché fatto di sangue dal risvolto politico-giornalistico legato alla Belle epoque, rimarrà negli annali della cronaca nera internazionale. Il radicale Caillaux, già premier dal 27 giugno 1911 al 14 gennaio 1912, rassegava le dimissioni. Il 28 luglio successivo, nel giorno dello scoppio della grande guerra, Henriette verrà assolta dopo il tortuoso iter processuale, che si aprirà il 20 luglio, e che dividerà gli umori non solo di Francia.

Come già accaduto con la controversa questione della dipartita terrena dei genitori di Marguerite Steinheil, già amante letale del presidente francese Felix Faure, il 31 maggio 1908, la cui vicenda legale, unitamente a quella di Henriette verrà rievocata dall’avvocato transalpino Renè Floriot nel volume “Deux femmes en Court d’Assise”, che sarà edito da Hachette nel 1966. Il processo a Henriette, infatti, avrà enorme eco in Europa, sull’orlo della belligeranza, e particolarmente nel Belpaese ancora nella fase d’iniziale neutralità che si trascinerà fino al 24 maggio 1915.