18 APRILE

Oggi, ma nel 2011, nel bosco delle Casermette, a Ripe di Civitella, località Chiosco della Pineta, a Civitella del Tronto, in provincia di Teramo, il caporal maggiore capo dell’Esercito italiano, Salvatore Parolisi, di 33 anni, presumibilmente, uccideva, con 35 coltellate, la moglie Melania Rea, di 28, verosimilmente, per poter meglio portare avanti la storia d’amore con la soldatessa Ludovica Perrone.
L’istruttore del 235 Reggimento “Piceno”, di stanza ad Ascoli Piceno, aveva avviato, da un anno e mezzo, la relazione con la sottoposta, allieva-volontaria in servizio permanente, di 26 anni. Il delitto generava enorme clamore mediatico, non solo nel Belpaese. Parolisi, originario di Frattamaggiore, in quel di Napoli, e la Rea, di Somma Vesuviana, sempre nel napoletano, avevano una figlia, Vittoria (nella foto, particolare, con mamma e papà), di 18 mesi, e abitavano a Folignano, nell’ascolano.
Il corpo senza vita, denudato e martoriato della vittima, verrà ritrovato due giorni dopo, 20 aprile, malgrado i maldestri tentativi di depistaggio dell’assassinio, posti in essere, con buona probabilità, dallo stesso coniuge-killer. Quest’ultimo, lo stesso 18 aprile 2011, segnalava al servizio 113 della Polizia di Stato di Teramo, l’ipotetica sparizione della consorte. Il 13 giugno 2016 Parolisi verrà condannato, in via definitiva, a 20 anni di reclusione.
Il militare di truppa si dichiarava fin dall’inizio innocente rispetto al femminicidio. Continuerà a ribadire la propria estraneità al fatto di sangue durante: le indagini, la fase del tortuoso iter processuale, l’emissione della sentenza di terzo grado, e gli anni in cella. Il 14 aprile 2017 Parolisi perderà anche la civile responsabilità genitoriale sulla bambina, affidata ai nonni materni. Nel corso dei vari gradi di giudizio verranno appurati altri rapporti extra coniugali intrattenuti dall’ex caporal maggiore con altre ragazze in divisa grigio verde.
Detenuto modello, centralinista nel carcere di Bollate, nel milanese, studente di giurisprudenza, potrebbe tornare in libertà anticipatamente, anche beneficiando di permessi premio, per buona condotta. Tale scenario susciterà non poche polemiche tra varie rappresentanze della società civile.

