18 settembre

Oggi, ma nel 2016, a Ravenna, in via Padre Giovanni Genocchi, nello scantinato di villa Cagnoni, veniva rinvenuto dal fratello Guido il corpo senza vita di Giulia Ballestri, di 39 anni, assassinata dal marito, il medico Matteo Cagnoni, il 16 settembre. Lei lo aveva tradito con Stefano Bezzi, responsabile della ditta di famiglia attiva nel commercio, noleggio e riparazione di veicoli industriali, col quale, dal 2015, aveva avviato la relazione extraconiugale. La vittima aveva palesato l'intenzione di chiedere il divorzio. Prima del femminicidio Cagnoni aveva assoldato un investigatore privato. Il 27 gennaio 2021 verrà condannato all’ergastolo, in via definitiva, dopo il passaggio in Corte di cassazione. L'aveva tramortita con dieci bastonate alla testa e finita fracassandole il cranio contro lo spigolo di un muro della dimora liberty degli anni Trenta, a ridosso dei giardini pubblici, abbandonata e ribattezzata “La casa degli spiriti”.
Il ramo di pino marittimo era stato portato dal coniuge killer, di 51 anni, ritenuto “Il dermatologo dei vip”, dalla frazione Marina Romea. I due (nella foto, particolare, sulla copertina del settimanale “Giallo”, del gruppo editoriale Cairo, numero 40 del 5 ottobre 2016), entrambi ritenuti in vista e appartenenti alla buona società cittadina, erano sposati dal 2004 e avevano tre figli di 6, di 8 e di 12 anni. Lei, che per occuparsi della prole aveva lasciato l’impiego nell’azienda paterna che si occupava di condotte petrolifere offshore, voleva tornare ad avere una vita lavorativa, ma il consorte s’era opposto. Lui aveva attirato lei con la scusa di dover valutare il dipinto intitolato “Narciso”, del pittore forlivese Nicola Samorì, classe 1977, da rivendere. Lui, che definiva sprezzantemente il rivale in amore Bezzi come "Il camionista", aveva intestato tutti i suoi beni al germano Stefano per rendere più difficoltose le richieste economiche di Giulia in fase di separazione. Tutta la vicenda, che destava enorme clamore mediatico e il cui tortuoso iter processuale sarà molto seguito, verrà ricostruita nelle 207 pagine del volume, di Laura Cambi e Laura Orlandini, intitolato “Delitto d’onore a Ravenna. Il caso Cagnoni”, pubblicato dalla casa editrice bolognese Pendragon, nel 2019.
