19 luglio

Oggi, ma nel 1958, a Lodi, in località Ca’ de’ Bolli, nella roggia Bertonica, canale parallelo al fiume Adda, i pompieri di zona recuperavano, avvolti in una tovaglia cerata bianca a fiori azzurri, i resti del cadavere sezionato di Giulio Guido Massaro, di 38 anni, ciabattino e cantante nativo di Padova, assassinato, il 7 luglio precedente, con un colpo di randello alla nuca, per questioni passionali, da Luigi Dansi, di 37, meccanico di Casalpusterlengo, amante di Anna Amazio, di 34, sarta originaria di Pozzuoli, moglie del malcapitato. Il “Tajoli del Naviglio”, apprezzato come migliore voce tra i dilettanti nel concorso “Ugole d’oro” di Marina di Massa l’1 settembre 1952, già minato dalla poliomielite infantile nella gamba destra, residente a Milano nel sottoscala al civico 21 di via Conca del Naviglio, era stato smembrato e decapitato prima d’essere legato e trasportato in motocicletta per 40 chilometri e quindi scaraventato nel corso d’acqua.
Si era trovato invischiato nel torbido giro di rapporti extra coniugali degli Amazio che gli era stato letale. La donna, appariscente e ritenuta dai conoscenti non nuova a scappatelle d’alcova, era fuggita di casa, trascinando con sé il figlioletto di 3 anni, per stare con Dansi, conosciuto nl ’57, che a sua volta aveva lasciato la sposa che a sua volta aveva preso a frequentare il fratello di Anna, che però bazzicava pure la sorella di Dansi. Massaro aveva tentato di convincere la sua Anna, portata all’altare nel 1949, a tornare insieme (nella foto, particolare, la notizia riportata sul quotidiano torinese “La Stampa”, del 13 febbraio 1959 a firma dell’inviato di vaglia Gino Nebiolo). Il fatto di sangue, per la sua peculiarità ed efferatezza, destava enorme clamore mediatico in tutto il Belpaese.
Il riconoscimento del tronco umano avverrà solo l’11 febbraio 1959, anche grazie alla camicia scozzese a quadrettini bianchi e celesti di marca “Palma” che la vittima indossava prima d’essere accoppata, a San Donato Milanese. Infatti per recuperare il teschio, trascinato dalla corrente, occorrerà altro tempo. Verrà trovato, il 7 aprile 1962, a Casalpusterlengo, nel canale Brembiolo, dall’operaio Teodoro Susani in occasione dell’asciutta primaverile. E per questo Massaro verrà sepolto, per 15 anni, come “Conosciuto solo a Dio” nel camposanto di San Martino in Strada, fino a quando la consorte, giuridicamente rimasta tale, il 21 marzo 1973, solleverà la questione alla Procura della Repubblica del capoluogo lombardo per il riconoscimento dello status di vedova, facendo leva sulla sentenza di condanna definitiva del sicario dell’ex congiunto, poiché intenzionata a risposarsi dopo essersi trasferita a Pioltello. Al termine del tortuoso iter giudiziario, il 17 novembre 1967, a Dansi, infatti, verranno assegnati dalla corte d’assise d’appello milanese, a seguito di annullamento con rinvio da parte della Corte di cassazione, 23 anni di reclusione.
