2 Dicembre

Oggi, ma nel 1959, le precipitazioni atmosferiche fuori dalla norma causavano il crollo dello sbarramento della diga di Malpasset, posta sul lago omonimo, sul versante francese del traforo del Frejus. L'onda di reflusso da 50 milioni di metri cubi di acqua, 40 metri di piena, scivolava a 70 chilometri all'ora, dall'invaso, sommergendo di fango e detriti i villaggi di Malpasset e di Bozon, e poi, venti minuti dopo il crollo, anche la cittadina di Frejus (nella foto, un soccorritore traeva in salvo un bambino superstite tra le macerie dell'abitato). La sciagura causava la morte di 421 persone e provocava 7mila feriti, su 10mila abitanti presenti complessivamente. Quella che verrà menzionata come "Vajont francese" era la più grave del genere nella storia delle disgrazie transalpine. Il giorno prima, l'1 dicembre, gli scarichi della diga erano stati chiusi per facilitare la costruzione di un ponte autostradale. Tra le vittime c'erano anche immigrati italiani giunti in zona, soprattutto dal Piemonte, per lavorare e 14 provenivano da Bolzano Novarese, in provincia di Novara. Il loro sacrificio verrà particolarmente ricordato. Sia dall'impegno dell'amministrazione municipale, che con la delibera del 21 febbraio 2020, deciderà di intitolare ai caduti bolzanesi del Frejus il piazzale del cimitero comunale. Sia nel libro "Ombre senza volto", di Valentino Mora, pubblicato da Giuliano Ladolfi editore, di Borgomanero di Novara, nel 2018. Lo sbarramento, costruito con la tecnica dell'arco semplice, era stato pensato per consentire la migliore irrigazione della piana nella zona di Frejus, accumulando le acque del torrente Reyran, normalmente a secco durante l'inverno. Il progetto era di André Coyne, ingegnere parigino, classe 1891, autore dei piani di edificazione di 70 dighe di rilievo, non solo in Francia. L'iter giudiziario, che non porterà a nessuna condanna, si concluderà attribuendo il cedimento strutturale alla cattiva qualità del calcestruzzo impiegato. In particolare alla disomogeneità nella posa, risalente a dieci anni prima, un tempo che non avrebbe dovuto comportare un simile livello di deterioramento. Inoltre avevano influito le piogge, abbattutesi nei giorni precedenti perché l'acqua si era infiltrata sotto le fondazioni. Le rocce sulle quali queste poggiavano, infatti, si riveleranno più permeabili di quanto stimato nelle indagini geologiche preliminari. E avevano portato ad uno spostamento sotto l'argine sinistro della diga.
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