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2 marzo

2 Marzo 2026

Oggi, ma nel 1911, a Roma, nell’Hotel Rebecchino, nella piazza della stazione ferroviaria Termini, nella stanza numero 8, al secondo piano, il barone Vincenzo Paternò del Cugno, di 32 anni, assassinava a coltellate l’amante, la contessa Giulia Tasca, moglie del conte Romualdo Trigona dei principi di Sant’Elia, di 34, con un coltello da caccia a serramanico con lama da 17 centimetri, quindi tentava senza riuscirvi il suicidio con un colpo di rivoltella. L’omicida, tenente di cavalleria, aveva agito con un coltellaccio da caccia grossa acquistato in via dei Crociferi, sgozzando e sbudellando la malcapitata dopo aver consumato l’ultimo tormentato amplesso. Verrà fermato ancora nell’albergo di terz’ordine, con un fiotto di sangue sgorgante da dietro l’orecchio destro.

La vittima, di origine siciliana come il killer, era madre di due figlie in tenera età e dama di corte della regina Elena. Giaceva seminuda sul letto. Il fattaccio determinava enorme clamore mediatico non solo nell’alta società. Lui verrà portato nell’ospedale Sant’Antonio e si salverà. Il 12 marzo sarà già nel carcere di Regina Coeli. Dalle cronache coeve emergeva come i due torbidi amanti si fossero conosciuti nel 1908, nell’elitario circolo di Villa Igea a Palermo, in occasione di una festa. Lei (nella foto, particolare, la notizia del delitto sul quotidiano torinese "La Stampa" del 3 marzo 1911) era ricchissima, di non comune bellezza e piuttosto repressa. Anche lui di bell’aspetto, ma squattrinato e sommerso dai debiti, perennemente dietro a facili amori.

L’11 agosto 1909, in una pensione della Capitale, s’erano donati reciprocamente per la prima volta nella storia della “liaison dangereuse”. Lui, abituato a trarre profitto dalle frequentazioni femminili, era sempre più pressante nelle richieste di soldi. Lei, che tra l’altro era la zia del quattordicenne Giuseppe Tomasi di Lampedusa, futuro autore del romanzo di culto “Il Gattopardo”, era di fatto stata messa alla porta dal marito che aveva scoperto la tresca extraconiugale. Così s’era decisa a lasciare Paternò. Quello al Rebecchino sarebbe dovuto essere l’incontro chiarificatore con il suo amato sfruttatore e invece s’era trasformato in femminicidio ante litteram.

Il tenente Paternò verrà condannato all’ergastolo il 27 giugno 1912, in primo grado. Ma nel 1942, a 62 anni, verrà graziato dal sovrano sabaudo Vittorio Emanuele III e morirà quindi, nel 1949, da uomo libero. Tutta la triste vicenda verrà rievocata sul piccolo schermo l’8 novembre 1978, nello sceneggiato “Il delitto Paternò”, della Rai, del regista Gianluigi Calderone, con gli attori Delia Boccardo, nel ruolo di Giulia Trigona, e Lino Capolicchio, nei panni di Vincenzo Paternò. Ma anche nelle 140 pagine del volume, di Fabio Troncarelli, “Il segreto del Gattopardo. Il delitto Paternò: storia d’amore, mafia e politica”, che sarà pubblicato da Salerno editore nel 2007.