Today

22 febbraio

22 Febbraio 2026

Oggi, ma nel 1986, a Cagliari, in via Niccolò Machiavelli, Romano Lorenzoni, di 52anni, benestante informatore medico-scientifico, uccideva l’unico figlio Alessandro, di 13, studente, recidendogli la carotide, in preda a raptus di follia, dopo averlo tramortito colpendolo in testa con un minerale, lasciandolo in una pozza di sangue nella sua cameretta (nella foto, particolare, la notizia riportata sul quotidiano milanese “Corriere della Sera”, il giorno dopo il fatto di sangue, il 23 febbraio di quel 1986). Il cadavere verrà scoperto dalla madre Emanuela Fabbris, di 44 anni, originaria di Treviso, di ritorno dalla parrucchiera. Dopo il tortuoso iter processuale, una volta riconosciuti i suoi problemi di salute mentale, Lorenzoni padre verrà spedito nel manicomio giudiziario di Montelupo Fiorentino. Ma, una volta uscito dalla rinomata struttura ubicata nella villa medicea dell'Ambrogiana, aperta nel 1886 e che chiuderà nel 2016, apparentemente ristabilitosi, il 5 marzo 1991, sempre in preda a turbe psichiche, si suiciderà. Lo farà cospargendosi di benzina e dandosi fuoco nella zona delle saline della cittadina sarda, a Molentargius, andando verso Quartu Sant'Elena. Lo stimato rappresentante di medicinali, infatti, tentava di sopprimersi fin dall’inizio della triste vicenda. Ovvero nello stesso giorno dell’omicidio di Alessandro. Cercava di morire assiderato immergendosi nell’acqua gelida del mare, al Poetto. Continuava a ripetere agli esponenti delle forze dell’ordine e a quelli della magistratura che avesse optato per assassinare l’amato figlio, che era a letto con l’influenza, perché temeva che lui non gli volesse più bene come prima. La vicenda, per la sua crudeltà ed anche per il cortocircuito psicologico, aveva destato enorme clamore mediatico non solo nell'Isola, ma in tutto il Belpaese.