23 agosto

Oggi, ma nel 1990, a Case Castella, frazione di Balsorano, in provincia dell'Aquila, veniva soffocata letalmente Cristina Capoccitti, di 7 anni, detta "Biancaneve", presumibilmente dopo il tentativo di violenza sessuale e verosimilmente dopo essere stata tramortita con un sasso: ne scaturirà l'intricato caso giudiziario che porterà, il 25 giugno 1992, alla condanna definitiva, all'ergastolo, che verrà salutata dai compaesani con tanto di fuochi d'artificio, dello zio Michele Perruzza, al cui reale colpevolezza rimarrà affiancata da un punto interrogativo. Quest'ultimo, di 40 anni, che diverrà mediaticamente "Il mostro di Balsorano", morirà in cella, d'infarto, nel carcere di Rebibbia, il 24 gennaio 2003.
Il cadavere della bambina, nata il 1 ottobre 1983, verrà ritrovato alle 6 del giorno dopo, 24 agosto, dalle unità cinofile dei carabinieri, senza mutandine, a ridosso d'un cespuglio di more di quell'anfratto della Valle Roveto al confine con il Frusinate. Sul luogo della tragedia, che verrà fatta risalire con una buona probabilità alle 21.10, verrà sistemata l'edicola commemorativa. Il presunto assassino, Michele Perruzza, (nella foto, particolare, dal capitolo 117 del blog del giornalista aquilano Angelo De Nicola, che oltre a seguire la vicenda per il dorso abruzzese del quotidiano "Il Messaggero" sarà autore anche delle 276 pagine del volume "Presunto innocente. Cronaca del caso Perruzza", pubblicato dalla casa editrice Tracce, di Pescara, nel 2003), marito della sorella del papà della malcapitata, Maria Giuseppa Capoccitti (la donna che dapprima accuserà il consorte, difendendo l'erede, per poi ritrattare prendendo posizione in favore del coniuge, ma comunque senza incolpare Mauro), verrà ammanettato il 26 agosto, ma si proclamerà sempre innocente.
Il fatto di sangue getterà ombre sul figlio, Mauro Perruzza, cugino della vittima, di 13 anni, inizialmente auto accusatosi del delitto, per poi ritrattare e additare come responsabile il padre. Tra ufficiali ed ufficiose si conteranno 17 versioni. Alla fine il ragazzo verrà ritenuto estraneo all'omicidio. Poi verrà adottato da una famiglia benestante di Gubbio, contesto nel quale ricostruirà la sua esistenza. Michele Perruzza, assolto, il 7 giugno 1998, dal processo satellite di Sulmona, non otterrà la revisione, in quanto la richiesta verrà rigettata dalla Corte di cassazione. Si spegnerà, sull'ambulanza diretta verso l'ospedale capitolino "Sandro Pertini", ribadendo: «Dite a tutti che non sono stato io». E, di fatto, l'effettiva verità non verrà a galla.
