25 marzo

Oggi, ma nel 1889, ad Addis Abeba, in Etiopia, Menelik II, al secolo Sahle Mariàm, negus dello Sioà dal 1865, occupando le regioni del Tigrè e dell’Amhara, grazie al supporto non disinteressato del governo italiano, col secondo esecutivo guidato da Francesco Crispi, a forte vocazione espansionistica, diventava imperatore etiopico. Era il periodo del forte impulso coloniale del Belpaese, già titolare dell’occupazione militare in Eritrea dal 5 luglio 1882 con la baia di Assab. Originario di Ancober, di 45 anni, Menelik II veniva incoronato dall’abuna Matteo, ovvero il principale vescovo della chiesa ortodossa locale. Di fatto prendeva il posto di Teodoro II, morto il 13 aprile 1868 a Magdala, futuro villaggio di Amba Mariam, dopo aver regnato dal 1855. Poi di Teclè Ghiorghìs II, in carica dall’11 giugno 1868 all’11 luglio 1871. E di Giovanni IV, che era stato colpito letalmente in battaglia, a Metemma, il 9 marzo di quel 1889, da una fucilata. Menelik II (nella foto, particolare, tratta dal volume realizzato dal britannico Richard Pankhurst insieme col francese Denis Gerard, entrambi a lungo residenti in Etiopia, intitolato “Ethiopia photogrephes: historic photographs of the Country and its people taken between 1867 and 1935 intitolato “Ethiopia photogrephes: historic photographs of the Country and its people taken between 1867 and 1935", edito da Routledge, di Londra, nel 1996, a pagina 52, immortalato con i paramenti imperiali proprio nel giorno dell’elevazione al trono), rimarrà in carica fino al 12 dicembre 1912. E durante il suo regno intraprenderà una sensibile opera di ammodernamento della sua nazione nonché il tentativo di mantenere una certa indipendenza rispetto allo scacchiere delle convenienze delle grandi potenze internazionali. Il 2 maggio 1889 vi sarà la firma del trattato di Uccialli, nel nord est del territorio amministrato, proprio nella tenda dell’accampamento di Menelik II, tra il nuovo sovrano e il regno d’Italia, rappresentato dal conte Piero Antonelli, ambasciatore di Roma ad Addis Abeba, col riconoscimento del famigerato protettorato tricolore sull’impero etiope. Accordo che verrà ratificato nella Capitale italica, il 20 agosto 1889, e che porterà il prestito da 4 milioni di lire dalle casse del Belpaese a quelle etiopi, con tasso d’interesse del 6 per cento. Ma proprio il presunto tradimento dell’articolo 17 del trattato di Uccialli, dell’agosto 1890, sarà il presupposto per l'avvio da parte italica della guerra d’Abissinia, del 2 gennaio 1895, con le truppe che saranno capeggiate dal generale Oreste Baratieri
