29 Luglio

28 Luglio 2018

Oggi, ma nel 1900, a Monza, l'anarchico Gaetano Bresci assassinava il re d'Italia Umberto I con tre colpi di rivoltella. Il Savoia era già scampato a due tentativi di regicidio da parte di altri libertari: il 17 novembre 1878, a Napoli, con Giovanni Passannante e il 22 aprile 1897, a Roma, con Pietro Acciarito. Bresci aveva agito (con la pistola, a differenza dei suoi predecessori armati di pugnale) anche per vendicare le 300 vittime delle cannonate del generale Fiorenzo Bava Beccaris fatte sparare su ordine del re sulla folla in protesta a Milano durante i moti del 6-9 maggio 1898. Il gesto di Bresci, se da un lato rafforzerà la monarchia sabauda, dall'altro, entrerà prepotentemente nell'immaginario popolare d'inizio Novecento. Il testo della canzone: «Alla stazion di Monza arriva un tren che ronza/Hanno ucciso il re con palle tre» diverrà conosciuto da tutti. Altrettanto nota rimarrà la frase pronunciata ironicamente da Umberto I per rassicurare la regina Margherita prima di recarsi a Monza: «Ma gli attentati fanno parte degli incerti del mestiere di sovrano».

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