29 MARZO

28 Marzo 2023

Oggi, ma nel 1941, fra l’isolotto di Gaudo e Capo Matapan, in Grecia, si concludeva, con la sconfitta italiana, la battaglia nelle acque del Mediterraneo, tra la regia Marina militare tricolore, comandata dall’ammiraglio Angelo Iachino, e la flotta britannica, del parigrado Andrew Cunninghan, coadiuvata da unità australiane.

Le operazioni, rientrati nel contesto del secondo conflitto mondiale in mare, erano cominciate il 27 marzo precedente. Lo scontro evidenziava le carenze della formazione navale del Belpaese, soprattutto nel combattimento notturno. La Marina militare italiana pagava le perdite subite nella “notte di Taranto”, quella tra l’11 ed il 12 novembre 1940, e il bombardamento navale di Genova, del 9 febbraio 1941, azioni, entrambe messe a segno dagli inglesi, che avevano sottratto uomini e mezzi. Anche l’arretratezza tattica italiana pesava non poco oltre al divario tecnologico.

La disfatta di Capo Matapan annoverava anche l’affondamento dell’incrociatore “Fiume” (nella foto, particolare, dopo essere stato centrato dai pezzi avversari), del comandante Giorgio Giorgis, tra le unità messe fuori gioco dal nemico. Veniva danneggiato dai colpi da 381 millimetri del cacciatorpediniere “Greyhound”, comportando la morte di 813 componenti dell’equipaggio su 1104 presenti a bordo, tra i quali anche il capitano di vascello Giorgis, che verrà decorato della medaglia d’oro al valor militare, alla memoria. Nonostante fosse stato ferito, decideva di non mettersi in salvo: per tentare fino all’estremo di non far colare a picco il suo mezzo.

Anche la letteratura si occuperà della batosta di Capo Matapan, con lo scrittore Carlo Emilio Gadda e il suo racconto “Prima divisione nella notte”, del 1950, nella raccolta “Accoppiamenti giudiziosi: 1924-1958”, che verrà edito dalla milanese Garzanti, nel 1963, facendo leva sui dati tratti dal volume, di Iachino, intitolato “Gaudo e Matapan”, che sarà pubblicato da Mondadori, di Milano, nel 1947.