31 LUGLIO

Oggi, ma nel 1963, a Roma, scadeva l’autorizzazione da parte del ministero del Commercio con l’estero, guidato dal democristiano Giuseppe Trabucchi, del primo governo di Giovanni Leone, sempre Dc, per l’importazione, in via provvisoria ed eccezionale, di zucchero da barbabietola e da canna, allo stato solido, senza limitazioni quantitative e di qualsiasi origine. Perché l’Italia era rimasta sfornita del bene primario.
Il provvedimento, partito il 14 giugno precedente, rientrava tra le misure governative volte a mantenere il parametro di “normalità” nel mercato del principale dolcificante nel Belpaese, in seguito alle preoccupazioni sulla presunta insufficienza di riserve italiche rispetto al fabbisogno che avrebbe potuto causare il pericoloso innalzamento dei prezzi. Con conseguente ricaduta negativa sul mercato occupazionale della principale industria di Stato dello zucchero (nella foto, particolare, agitazioni delle maestranze fuori dallo stabilimento di Parma della società Eridania 1899, di Genova, il 4 dicembre 1968).
La vicenda “caro zucchero”, porterà al disegno di legge presentato dal ministero dell’Industria e del Commercio, di concerto con il dicastero del Tesoro e del Bilancio, rispettivamente facenti riferimento a Giuseppe Medici, della Dc, Emilio Colombo, sempre dello Scudo crociato e Giovanni Pieraccini, del Partito socialista italiano, nella seduta del Senato della Repubblica del 13 novembre 1964. Incontro volto all’assegnazione del contributo di 9 miliardi di lire in favore della Cassa conguaglio prezzi dello zucchero di importazione. Relatore della seduta di Palazzo Madama sarà il senatore del Psi, Ugo Bonafini.
Tutto ciò era stato determinato dalla pesante crisi della produzione saccarifera verificatosi nella campagna 1962-1963, che aveva creato un deficit sia sul consumo industriale che su quello della popolazione civile. Anche l’annata 1963-1964 causerà noie al quantitativo funzionale tricolore, soprattutto per i problemi di crescita e resa della barbabietola. Sarà necessario, infatti, importare 4 milioni e 500mila quintali di “bianca dolcezza” per fronteggiare il deficit tra il raccolto ed il consumo.

