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31 marzo

31 Marzo 2026

L'omicidio di Anna Parlato Grimaldi scuote Napoli. Tra amanti, Camorra e il clan Lauro, un delitto eccellente rimasto senza colpevoli.


Oggi, ma nel 1981, a Posillipo, in provincia di Napoli, nel giardino della sua abitazione al civico 135 di via Francesco Petrarca, Anna Parlato maritata Grimaldi, di 45 anni, veniva assassinata, con tre dei cinque colpi di pistola Browning Baby calibro 6.35 indirizzati contro di lei, e l’omicidio, che destava enorme clamore, rimarrà senza un colpevole assicurato alla giustizia. La vittima, tra l’altro ex presidente dell’ippodromo di Agnano, era, dal 1955, la moglie di Ugo Grimaldi, ben noto armatore e nipote dell'ancor più conosciuto Achille Lauro, “O comandante”, già sindaco di Napoli dal 25 luglio 1970 al 16 giugno 1975 e dal 9 luglio 1952 al 19 dicembre 1957. La malcapitata (nella foto, particolare), giornalista pubblicista che scriveva per “Il Mattino”, era tornata a casa per festeggiare il compleanno della figlia Elvira. Il corpo senza vita veniva rinvenuto dalla governante tunisina Jamina Neyri. L’ipotesi che a farla fuori sia stata Elena Massa, giornalista al “Mattino” e moglie di Ciro Paglia, ultimo della lunga serie di amanti della Parlato Grimaldi, anche lui cronista al quotidiano fondato il 16 marzo 1862 da Edoardo Scarfoglio e consorte Matilde Serao, non reggerà. La Massa verrà assolta, in primo grado, il 21 dicembre 1984. Sentenza che sarà poi confermata, in appello, il 20 gennaio 1987. E che diverrà definitiva, dopo il passaggio in Corte di cassazione, il 23 maggio 1988. Pure la pista che accenderà i riflettori su Paolo Diamante, tra l'altro legale di Lauro, non porterà ad alcun risultato. Tra le ipotesi che circoleranno vi sarà anche quella del delitto commesso per errore dalla Camorra. La baronessa Anna, infatti, aveva provato a mediare per il rilascio del nipote Giorgio, sequestrato, il 2 dicembre ’80, dal clan di Raffaele Cutolo per ottenere 10 miliardi di riscatto. “O professore” era stato particolarmente bersagliato dai pezzi vergati da Paglia, soprattutto dopo l’attacco pubblicato il 26 ottobre 1980. In quel frangente il capo della Nuova camorra organizzata, che era in carcere a Poggioreale, aveva replicato indirizzando alla testata partenopea una missiva carica di minacce verso l’estensore dell’articolo. Quest’ultimo, nel 1982, anche per ragioni di sicurezza, pur essendo già sotto scorta, verrà trasferito a Roma come caporedattore della sede capitolina evi rimarrà fino al 1986.