5 marzo

Oggi, ma nel 1992, a Palermo, nel quartiere popolare “Cep”, ovvero Centro espansione periferica, Vincenzo “Enzuccio” Campanella, prossimo ai 18 anni, raccoglitore di rottami, detto ferocemente “U scimunitu” per le sue palesi problematiche psichiche, assassinava Maurizio Renda, di 5, strangolandolo con il filo di ferro, dopo averlo tramortito con una spranga di metallo, e lo gettava nel un pozzo al confine con Borgonuovo, verosimilmente perché il piccolo aveva reagito al tentativo di violenza sessuale. La vittima era il cugino di Santina Renda, di 6 anni, scomparsa sempre dal già menzionato “Cep” del capoluogo siciliano, in via Pietro dell’Aquila, il 23 marzo 1990, e mai ritrovata. Campanella, che stando alle cronache del tempo non risultava squilibrato, ma solo "un po’ inebetito", s’era già autoaccusato del delitto di Santina.
Lo aveva fatto in prima battuta parlando col capo della Squadra mobile della Polizia Arnaldo La Barbera - futuro prefetto che nel 2001 sarà alla testa dell’Ucigos, ovvero la Direzione centrale della polizia di prevenzione - e poi con il sostituto procuratore Alfredo Morvillo -il fratello di Francesca, la seconda moglie del magistrato Giovanni Falcone, che morirà insieme al marito e a tre componenti della scorta il 23 maggio di quel 1992 nell’attentato dinamitardo di stampo mafioso di Capaci-, ma poi aveva ritrattato. Quindi era stato creduto molto poco e comunque solo parzialmente (nella foto, particolare, la notizia riportata dal quotidiano milanese “Corriere della Sera”, del 7 marzo di quel 1992, nel pezzo a firma dell’inviato Felice Cavallaro).
E la vicenda era diventata non poco contorta. E annoverava anche la presunta complicità di Giorgio Cortona, di 46, tirato in ballo da Campanella, che si dichiarerà sempre assolutamente estraneo agli omicidi. E che poi, effettivamente, verrà scagionato completamente. Poi il fatto di sangue riportava alla memoria anche il tentativo di “Enzuccio” di fare fuori, in un imprecisato giorno del marzo 1988, un terzo bambino. Cioè Tonino Saviano, sempre residente nel degradato circondario di San Giovanni apostolo, che alla fine era riuscito a scamparla venendo “solo” seviziato.
Era stato percosso a colpi di pietra e lasciato in coma - stato che durerà cinque giorni - e legato per il collo con un filo elettrico dentro la cuccia di un cane. Il 24 maggio 1993 Campanella, già con un figlio avuto dalla convivente Rosa Purpi, verrà condannato, in primo grado, a 30 anni di reclusione, dal tribunale dei minori palermitano. Il 28 febbraio 1994, sempre dal medesimo organo di giustizia, verrà assolto dall’accusa d’essere stato anche il responsabile del delitto di Santina. Così le disperate ricerche del supposto colpevole si protrarranno inutilmente insieme a quelle dei resti mortali della bambina.
