6 MAGGIO

5 Maggio 2023

Oggi, ma nel 1898, a Firenze, in piazza Indipendenza, 100 lavoratori riuniti davano il via al corteo di protesta che si snodava lungo via Nazionale e che culminava in piazza Vittorio Emanuele II. I rappresentanti delle Forze dell’ordine aprivano il fuoco ad altezza d’uomo per disperdere i dimostranti. Venivano uccise 4 persone e ferite 20.

I caduti sul selciato erano: Odoardo Parigi, operaio della Ginori, Anilina Banchelli, treccaiola, Raffello Mannini, mugnaio, Delio Contini, di 9 anni, figlio di un macchinista delle ferrovie. Facevano parte della delegazione di Sesto Fiorentino. La repressione armata avveniva per ordine del prefetto, generale Giacomo Sani, che aveva fatto convergere sulla futura piazza della Repubblica, due compagnie di battaglione di riserva di Pubblica sicurezza che aveva a Palazzo Riccardi.

L’episodio rientrava tra le sommosse generali sviluppatesi in diverse città italiane, tra le quali la più tristemente nota rimarrà quella milanese, divampata sempre il 6 maggio di quel 1898, che due giorni dopo, 8 maggio, avrà il lago di sangue nelle cannonate comandate dal generale Fiorenzo Bava Beccaris, (nella foto, particolare, le truppe  presidiano piazza del Duomo, tratta da “Illustrazione popolare”, dell’8 maggio 1898) contro la folla, da 81 vittime e 450 feriti. Accadimento che si trascinerà, quale reazione anti monarchica, il regicidio di Monza del 29 luglio 1900 ai danni del sovrano sabaudo Umberto I, da parte dell’anarchico venuto dall’America, Gaetano Bresci.

Anche la città che era stata la seconda capitale del regno d’Italia, dal 3 febbraio 1865 al 3 febbraio 1871, risentiva dei “moti del pane”, che per assonanza linguistica diverranno “morti del pane”. La crisi economica generata dalla sciagurata campagna d’Africa, che era culminata con la batosta inferta dagli etiopi ai militari con il tricolore, ad Adua, l’1 marzo 1896, aveva impennato il prezzo delle pagnotte da 30 a 39 centesimi al chilogrammo. Ciò aveva inginocchiato le classi sociali meno abbienti e dato l’abbrivio a quella che Napoleone Colajanni, deputato repubblicano e medico accademico dell’Università di Palermo, definiva “protesta dello stomaco”.