8 Novembre

7 Novembre 2020

Oggi, ma nel 1915, a Livinallongo del Col di Lana, in provincia di Belluno, le truppe della brigata Cacciatori delle Alpi, la divisione 22 di fanteria, ex 52, condotte da Peppino Garibaldi, riconquistavano il Col di Lana, luogo più che simbolico del primo conflitto mondiale, alto 2452 metri sul livello del mare, e la cima Sief, di 2424, sulle Dolomiti bellunesi. Linea di guerra bianca fondamentale nel segnare il confine tra le posizioni strategiche austroungariche e quelle tricolori, in quella che passerà alla storia come la lunga battaglia del Col di Lana, dipanatasi tra il giugno 1915 e l'ottobre 1917, verranno uccisi 8mila soldati e per questo l'altura verrà chiamata "Col di Sangue". L'assalto italico era cominciato il giorno prima, il 7 novembre, ma la posizione verrà presa solo l'8, anche se verrà persa già sul finire della giornata, perché le forze asburgiche erano intenzionate a non lasciare spazio all'avversario. Gli austroungarici avevano conquistato il Col di Lana nel maggio di quel 1915. Il cuore della montagna verrà successivamente minato dagli italiani e controminato dagli austroungarici con talmente tanta dinamite che, una volta fatta esplodere, darà nuova forma al profilo di un luogo icona del combattimento ad alta quota. Il Garibaldi in questione, classe 1879, tenente colonnello e futuro generale, nonché agente segreto, era il nipote dell'eroe dei due mondi, ovvero il figlio di Ricciotti Garibaldi. Era il detentore del comando operativo dell'operazione di assalto sul Col Di Lana (nella foto, particolare del disegno dell'illustratore Achille Beltrame, sulla copertina del settimanale "La Domenica del Corriere", supplemento del quotidiano "Il Corriere della Sera" di Milano, del 28 novembre successivo, proprio raffigurante il colonnello Peppino Garibaldi intento a piantare la bandiera tricolore con la croce sabauda sulla vetta del Col Di Lana) ed era agli ordini del maggiore generale Teodorico Serra, comandante in capo della divisione 22 dei cacciatori delle Alpi dal 24 maggio all'11 dicembre 1915, prima di lasciare l'incarico al parigrado Felice Porta. I componenti della forza d'attacco a disposizione di Garibaldi nipote tra la neve del Col di Lana erano di fatto i reduci della brigata garibaldina che, in camicia rossa, avevano combattuto in Francia, il 5 gennaio '15, a Four de Paris, nell'Argonne, subendo ingenti perdite. Erano stati con lui fino allo scioglimento della formazione, verificatasi nel marzo precedente, prima di essere inviati sul fronte montano, sempre insieme a lui. Peppino Garibaldi diverrà comandante della brigata Alpi, dall'1 agosto 1917 fino al termine della grande guerra.

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