TURNO DI NOTTE

La scommessa vincente sull'ottimismo

L’epidemia di coronavirus ci ha abituati alle cattive notizie. Il pessimismo, in tempi disperati, è una forma di autodifesa dalla possibilità dell’inganno. Smettiamo di sperare nel meglio anche per non dover assaporare l’amaro gusto del peggio. È così che l’ottimismo, giorno dopo giorno, ha dovuto cedere il passo sempre più spesso al suo nemico speculare.

Ottimismo è diventato sinonimo di dabbenaggine. Sperare in un vaccino oppure in una cura capace di attenuare gli effetti del contagio è ormai, agli occhi di molti, una sorta di attentato al senso di realtà. Chi fa professione di ottimismo viene visto come un propalatore di false speranze, alla stregua di quei venditori di pozioni miracolose che, un tempo, giravano di paese in paese in un’Italia in cui il pensiero magico faceva ancora premio sulla ragione. Ma è davvero così?

C’è chi, come Winston Churchill, la pensava in maniera opposta. «L'ottimista vede opportunità in ogni pericolo, il pessimista vede pericolo in ogni opportunità», diceva il primo ministro britannico che traghettò il suo Paese attraverso l’inferno di cinque anni di guerra. Alla fine, ad aver ragione della disperazione fu il suo ottimismo. Un motivo in più per continuare a scommettere sulla speranza. Allora come oggi. ©RIPRODUZIONE RISERVATA