È malato ma getta rifiuti: licenziato

Atessa, operaio Slai-Cobas mandato a casa dalla Sevel: è uscito sotto infortunio
ATESSA. Licenziato dalla Sevel perché sotto infortunio è uscito a gettare l’immondizia in un cassonetto vicino casa. È la storia riportata dal Partito di alternativa comunista (Pdac) che manifesta la propria solidarietà al dipendente, iscritto al sindacato Slai-Cobas e licenziato lunedì scorso.
Per Giovanni Alberotanza, della sezione provinciale del Pdac il licenziamento sarebbe un pretesto e si inserirebbe «in quel clima di restaurazione e di cancellazione delle conquiste del movimento operaio degli anni ’60 e ’70 che ha visto una particolare accelerazione con lìesplodere dell’attuale crisi capitalistica, la peggiore dal 1929, e che sta avendo uno dei suoi momenti culminanti nell’approvazione del Jobs act ovvero la libertà di sfruttare per tre anni dei lavoratori senza diritti per poi gettarli via senza conseguenze per l'azienda. Un’azione», prosegue Alberotanza che cita anche i cinque casi di licenziamento “politico” di Pomigliano, «restauratrice del pieno dominio di classe della borghesia che ha avuto un altro suo momento topico nell’attacco al contratto collettivo nazionale da parte della Fiat di Marchionne, con l’insufficiente risposta del sindacato e recentemente con l’azzeramento della democrazia sindacale con la generalizzazione del modello Marchionne a tutte le aziende private e l’approvazione dell'accordo vergogna sulla rappresentanza del 10 gennaio 2014; un accordo che estende al privato e peggiora le già liberticide norme della legge 146 del '90 sul diritto di sciopero nei cosiddetti servizi essenziali».
In particolare il Pdac colloca il licenziamento come «un’azione intimidatoria nei confronti dello Slai-Cobas che fa parte di un percorso di peggioramento delle condizioni lavorative e di ulteriore compressione dei diritti sindacali in Sevel e non solo».
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