A 88 anni spara al ladro in fuga Il giudice: deve essere processato

19 Maggio 2023

Respinta la richiesta di archiviazione per l’anziano che ferì un bandito dopo il furto a uno sportello: «Esplose due colpi verso l’automobile dei malviventi, va incriminato per lesioni personali aggravate»

CHIETI. Né legittima difesa né tentato omicidio. Sparare due volte dal balcone di casa per fermare i ladri in fuga, ferendone uno, va a braccetto col modello giustizia fai da te, incompatibile con la legge e meritevole semmai di un approfondimento in un’aula di tribunale. Il gip cancella l’ipotesi dell’archiviazione nei confronti di Domenico Cocco, l’ottantanovenne di Fara San Martino che fece fuoco contro la banda dei bancomat, e – codice alla mano – traccia una terza via tra l’impunità e un’accusa che può costare fino a 14 anni di carcere. L’anziano dovrà regolare i suoi conti con la giustizia per il reato di lesioni personali aggravate, più aderente alla realtà, secondo il giudice Andrea Di Berardino, perché la notte del 9 ottobre 2021 mirò all’auto dei malviventi colpendo uno di loro, Carlo Grossi, 33 anni di Stornara (Foggia), ricoverato in prognosi riservata dopo un intervento chirurgico d’urgenza. Il pensionato, 90 anni il prossimo luglio, si assunse un rischio consapevole che – in base all’ordinanza del gip – non può essere giustificato dalla legittima difesa prospettata dalla procura. Tradotto: entro dieci giorni, il pubblico ministero dovrà formulare un capo di imputazione e chiedere il rinvio a giudizio. Il ladro ferito, assistito dall’avvocato Ettore Censano, è pronto a costituirsi parte civile e a puntare al risarcimento dei danni.
Da un video girato da una residente, scrive il giudice, emerge «chiaramente che Cocco, uscito in balcone con la sua doppietta da caccia Lorenzotti calibro 12, sparò, dall’alto in basso, due colpi in direzione dell’automobile su cui stavano salendo gli autori del furto in fuga e posta dall’altro lato della strada ove si trovava l’Atm che avevano fatto esplodere».
Secondo il gip, «non vi è alcun elemento che possa ragionevolmente aver proiettato nella mente di Cocco un pericolo o un’offesa in atto, diretti a lui e a cui reagire, con un comportamento necessario e non altrimenti evitabile, per difendere la sua incolumità o il suo domicilio». L’una e l’altro non erano «per nulla minacciati al momento del fatto, anzi completamente ignorati dai criminali e distanti da quello che era palesemente il loro unico obiettivo, ossia il furto del denaro dell’Atm. A tutto voler concedere alla sonnolenza notturna e ai riflessi rallentati di un anziano (circostanze evidenziate dalla difesa), Cocco si avvide chiaramente che il trambusto era sotto casa sua, per strada e nella filiale, luoghi tra i quali i ladri facevano la spola per trasportare le banconote, peraltro facendone cadere molte anche a terra, dando così un’idea plasticamente evidente di quanto fossero solamente intenti ad assicurarsi il bottino e a fuggire».
Insomma: lo scopo dei malviventi «non era certo quello di recarsi in uno degli appartamenti dello stabile dove si trova la banca assaltata e perdere tempo prezioso prima dell’arrivo delle forze dell’ordine, che non avrebbero tardato a intervenire dopo un’esplosione così eclatante». Ne deriva che l’unica reazione dell’uomo medio, in una circostanza del genere, «avrebbe dovuto essere quella di avvisare le forze dell’ordine e attendere, chiuso in casa al riparo dai malviventi sulla pubblica via, o a distanza di sicurezza sul balcone, e non prelevare, senza indugio, il fucile legittimamente detenuto, uscire sul bancone e sparare due colpi in strada. Del resto, se anche Cocco avesse solo voluto intimorire i banditi eventualmente per farli desistere dalla loro azione delittuosa, gli sarebbe bastato sparare in aria, e invece fece un uso mirato delle uniche due pallottole a sua disposizione».
Il giudice formula una ragionevole previsione di condanna non per tentato omicidio, ma per lesioni personali, perché «l’obiettivo di Cocco fu quello di ostacolare la fuga dei correi e impedire l’impunità degli stessi, sparando alla vettura e non alle persone, giacché, se davvero l’indagato avesse mirato ai ladri, la probabilità di colpirne uno, quando ancora erano fuori dal veicolo, sarebbe stata molto elevata. Infatti, il primo colpo fu esploso quando non erano ancora saliti tutti a bordo e Grossi, l’ultimo a entrare nella vettura, fu raggiunto dalla seconda pallottola solo indirettamente, attraverso un tortuoso percorso nella carrozzeria a cui evidentemente Cocco aveva mirato».
Tirando le somme, conclude il gip, «anche ad ammettere l’unicità dello scopo di evitare la fuga dei ladri per assicurarli alla giustizia, sarebbe comunque fuor di dubbio la forma del dolo eventuale, poiché chi spara due colpi ravvicinati dall’alto verso il basso, con un fucile a pallettoni dalla consistente efficacia lesiva e significativa gittata, verso una vettura occupata da quattro persone ignare di essere sotto la mira di qualcuno, non può non accettare volontariamente il rischio di ferirle, anzi, per certi versi, sarebbe persino sostenibile che Cocco possa essersi rappresentato pure l’evento morte».
©RIPRODUZIONE RISERVATA