A cinque anni esce sola da scuola

12 Febbraio 2016

Segue la mamma che l’ha appena lasciata in classe: tutti vedono ma nessuno la ferma. Scoppia il caso

LANCIANO. Com’è possibile che una bambina di cinque anni esca da sola da scuola seguendo la mamma, che invece non si era accorta di nulla, e si ritrovi in strada, spaurita, fuori dall’istituto, con tutte le possibili conseguenze che una situazione di questo tipo può generare? Ha creato un piccolo caso la storia, per fortuna a lieto fine, di una sfortunata concatenazione di malintesi che ha portato una bimba dell’asilo ad uscire dall’istituto Principe di Piemonte, in pieno centro, senza che nessuno la fermasse. L’accaduto ha provocato non poca apprensione sia a scuola che tra i genitori e il corpo non docente. Da un lato c’è una mamma, entrata fin dentro il corridoio antistante le classi, che esce da scuola confidando di aver lasciato la figlia al sicuro; dall’altro insegnanti e collaboratori che notano la scena ma pensano che la bimba stia seguendo consapevolmente la mamma e che questa abbia deciso di riportarla a casa.

Sta di fatto che la piccola si è ritrovata da sola, in lacrime, in via Monte Grappa. E solo grazie all’incontro con una conoscente sia stata tranquillizzata e riconsegnata alla madre, che nel frattempo cercava un posto auto nella zona per recarsi a lavoro. «Ho affrontato la questione in un’assemblea che ho tenuto ieri proprio nell’istituto Principe di Piemonte», interviene Davide Desiati, segretario provinciale della Cisl Scuola, «per quanto la vicenda sia finita bene, il fatto resta grave. Come mi hanno raccontato anche alcuni insegnanti, nella scuola sia il cancello che la porta restano aperti e i genitori hanno la cattiva abitudine di entrare fin dentro le classi ad accompagnare i figli, cosa non prevista dalla normativa vigente che impone che ci debba essere un ingresso o un cancello che possa essere aperto e chiuso a seconda delle esigenze. Cosa accadrebbe, infatti, se a scuola entrasse un estraneo che né gli insegnanti né i collaboratori sono in grado di riconoscere?», prosegue Desiati, «va rivista l’organizzazione dell’accoglienza scolastica negli orari di ingresso e uscita, fermo restando che gli insegnanti, se il bambino non è stato consegnato materialmente nelle loro mani, non hanno responsabilità. E resta sempre il dramma delle politiche governative degli ultimi anni che hanno falcidiato il personale».

Come alcuni genitori fanno notare, tuttavia, non è possibile attenersi alle regole per quanto riguarda una scuola dell’infanzia dove ci sono bambini, anche di 2-3 anni, che bisogna necessariamente accompagnare in classe. E l’ubicazione della Principe di Piemonte non è tra le più idilliache, essendo la scuola posizionata in pieno centro proprio davanti ad un parcheggio, tra il tribunale e a una zona di mercato e di traffico intenso.

«Non si è trattato di una mancanza di sorveglianza», spiega la preside Anna Maria Sirolli, «perché il personale c’era, era attento e anche la collaboratrice ha notato la bambina che usciva seguendo la madre. Solo che ha pensato che la stesse riportando a casa. Si è trattato di un malinteso», aggiunge la dirigente, «ma che ha prodotto una conseguenza su cui sia la scuola che i genitori sono chiamati a riflettere. Per la scuola dell’infanzia è previsto che mamme e papà entrino anche fin dentro le classi. L’orario d’ingresso si chiama accoglienza perché, appunto, non è fisso, ma va dalle 7,55 alle 9,15: per questo i bambini non possono essere lasciati soli, nemmeno dentro un atrio chiuso. La scuola sicuramente prenderà precauzioni, ma chiederemo collaborazione anche ai genitori nel rispettare gli orari di ingresso e nell’accertarsi di aver lasciato i bambini nelle mani del personale scolastico». (d.d.l.)

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