A giudizio per il Rolex

13 Gennaio 2017

In tre finiscono nei guai. Coinvolto anche un noto medico

CHIETI. Un Rolex d’oro rubato e conteso, poi le accuse incrociate di rapina, e infine un noto medico francavillese che si è ritrovato implicato, sebbene in maniera molto marginale, in una vicenda giudiziaria. Una ingarbugliata matassa che secondo il gup Luca De Ninis merita di andare a processo per capire come si siano svolti davvero i fatti.

Il caso risale al 10 settembre del 2014, quando un rivenditore di orologi di Termoli arriva a Francavilla per concludere un affare. Deve vendere un Rolex alla signora Maria Teresa Marrone, sessantaduenne di Pescara, che lo vuole acquistare per conto di una seconda persona, Paolo Giuseppe Franco Luciani, cinquantasettenne francavillese. Ma l’operazione si rivela un bluff.

Secondo le indagini, la signora Marrone si sarebbe allontanata dal venditore fingendo di voler controllare meglio, alla luce, il Rolex in oro (modello President), e con questo stratagemma sarebbe fuggita con l’orologio. Vistasi inseguita dal venditore, gli avrebbe spruzzato sul viso dello spray urticante. Il venditore ha subito denunciato l’accaduto e i carabinieri hanno immediatamente rintracciato la signora, arrestandola.

Senonché, nel corso dell’interrogatorio di garanzia della Marrone, parte la contro-denuncia, per cui sarebbe stato il venditore ad aver preso a Luciani il Rolex e altri 4.000 euro. Luciani sarebbe stato anche schiaffeggiato e preso di peso dall’uomo per farsi consegnare i soldi e, a testimonianza di questa tesi, ci sarebbe il certificato del medico curante, il dottor Bruno Galasso, 57 anni, professionista molto stimato e conosciuto a Francavilla. Sul tavolo della Procura si incrociano, dunque, due denunce uguali e contrarie.

Parte l’indagine e, alla fine, la Procura dà ragione al venditore che, assistito dall’avvocato Pierluigi Pennetta, nel procedimento figura come parte offesa. Il Rolex, che entrambe le parti chiedono di riavere indietro, sarebbe stato ritrovato nella cassetta delle lettere di Luciani. Così ieri il gup ha rinviato a giudizio Marrone, Luciani e Galasso.

La Marrone deve rispondere di rapina aggravata, lesioni personali aggravate e calunnia. Luciani, avendo confermato la versione della Marrone, deve rispondere di calunnia. E infine Galasso di falsità ideologica e materiale commessa da pubblico ufficiale in atti pubblici e falsità ideologica in certificati, in concorso con la Marrone Luciani, perché, dice la Procura, avrebbe attestato “falsamente di aver visitato Luciani in data 10/9/2014 e di avergli riscontrato un trauma contusivo”. Galasso, attraverso il difensore Massimiliano De Feo, ha fatto sapere di essere estraneo ai fatti e di essersi limitato a certificare quanto riferito dal paziente. (a.i.)

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