«A Guardiagrele un Giardino dei Giusti»

28 Gennaio 2020

GUARDIAGRELE. Nel 75° anniversario della liberazione del campo di sterminio di Auschwitz, l’amministrazione comunale ha celebrato con le scuole la ricorrenza del Giorno della Memoria. Ieri dalle 9.30...

GUARDIAGRELE. Nel 75° anniversario della liberazione del campo di sterminio di Auschwitz, l’amministrazione comunale ha celebrato con le scuole la ricorrenza del Giorno della Memoria. Ieri dalle 9.30 la manifestazione in ricordo delle vittime dell’Olocausto con gli alunni delle scuole elementari che hanno parlato del sacrificio dei Giusti tra le Nazioni, tra i quali i guardiesi Emidio e Milietta Iezzi che rischiarono le loro vite per salvare alcuni ebrei perseguitati. Gli studenti hanno poi ricordato la tragedia dei circa 15mila bambini di Terezin che, tra il 1941 e il 1945, morirono per la maggior parte nei campi di sterminio. I bambini del plesso dei Cappuccini hanno proposto al sindaco Simone Dal Pozzo e alla giunta di creare nella cittadina un Giardino dei Giusti, da intitolare ai coniugi Iezzi, per l’alto senso di umanità che hanno dimostrato. La commemorazione della Shoah è poi proseguita al salone comunale, dove gli alunni della scuola media hanno proposto la visione di alcune diapositive, ricordando tutti i Giusti tra le Nazioni abruzzesi. In piazza Santa Maria Maggiore, gli studenti dell’istituto tecnico economico, del liceo scientifico e del biotecnologico hanno ricordato l’apertura dei cancelli del campo di Auschwitz, avvenuta il 27 gennaio 1945 ad opera delle truppe sovietiche. Gli studenti, infine, si sono ritrovati in via Ghetto dove il sindaco ha deposto una corona di alloro ai piedi della lapide dedicata alla Shoah. Il primo cittadino ha mostrato documenti originali degli ebrei internati a Guardiagrele e letto le prescrizioni a cui dovevano sottostare. «Viviamo una sorta di bullismo sociale che non conosce età e che sdogana ogni genere di offesa, alla quale si guarda con disarmante indulgenza. Il nostro compito è di sentirci responsabili del passaggio di un testimone, cercando di fare in modo che quando l ’ultimo dei deportati non ci sarà più, in molti saranno a farsi carico di quella storia».