A Oncologia fanno il ponte, malati di cancro beffati a Chieti

I pazienti contro la Asl: "Inutili i nostri prelievi del sangue, nessuno ci ha avvisati che il 3 giugno il reparto era chiuso"
CHIETI. Il personale del reparto ha deciso di fare il “ponte” per il 2 giugno, così una decina di pazienti oncologici è costretta a tornarsene a casa, dopo i prelievi del sangue, senza avere indicazioni terapeutiche per affrontare la seduta di chemioterapia. È accaduto ieri al policlinico di Colle dell’Ara tra stupore e indignazione dei malati che, pur avendo ricevuto la convocazione del medico di reparto per il 3 giugno, hanno trovato le porte degli ambulatori sbarrate. Immediata la protesta soprattutto dei pazienti che erano partiti di buon’ora e digiuni dalla provincia teatina per sottoporsi agli esami ematologici. Indagini propedeutiche a ogni seduta di chemioterapia.
«Incredulità e rabbia» racconta la signora Anna Valente, 52 anni, che combatte il tumore da quando di anni ne aveva 36 «le condizioni di salute di pazienti come noi sono fortemente compromesse dalla malattia e dalle cure con farmaci pesanti che debilitano fisico e mente. Quando ci siamo resi conto che avevamo fatto un prelievo del sangue a vuoto perché l’Oncologia era chiusa e la dottoressa non poteva dare l’ok o lo stop alla prossima seduta di chemio ci siamo sentiti umiliati da una sanità che ha poco rispetto per gli ammalati».
La signora Valente, ieri mattina, si era recata prima al laboratorio analisi per l’emocromo e poi, come gli altri malati di tumore, è salita al 14° livello per avere disposizioni da parte del medico. «È la parassi. In base ai risultati degli esami del sangue si stabilisce se si può affrontare o meno la seduta di chemioterapia. Ieri abbiamo fatto un viaggio e un prelievo a vuoto». Pertanto per sapere se potranno affrontare la terapia indispensabile per sconfiggere il cancro i malati saranno costretti a tornare di nuovo in ospedale per un altro emocromo. «Era così difficile mandare una mail per avvisare che il reparto sarebbe rimasto chiuso anche il giorno dopo della Festa della Repubblica?» insiste indignata la 52enne che vive a Chieti «non si rendono conto dei disagi profondi che vengono inflitti ai malati. Specie quelli che arrivano da zone periferiche della provincia?».
La Valente ha chiesto spiegazioni alla direzione della Asl guidata dal direttore generale Pasquale Flacco, ma le è stato risposto che di quella decisione non sapevano nulla. «Mi chiedo come sia possibile mandare avanti un ospedale con una disorganizzazione del genere. E poi» puntualizza «perché tenere chiuso un reparto di vitale importanza per i malati di tumore? Se uno di noi si sente male che fa? Va in Pronto soccorso e aspetta 8 ore prima di essere visitato? Le malattie gravi non vanno in vacanza, ce le portiamo dentro sempre». La Valente annuncia un esposto in Procura: «Vanno tutelati diritto alla cura e alla salute e vanno rispettate fragilità e sofferenza dei malati oncologici».

