A processo i tre cantonieri assenteisti

29 Settembre 2015

Rinviati a giudizio per truffa il caposquadra e i suoi sottoposti. Al posto di lavorare sbrigavano commissioni personali

LANCIANO. Truffa aggravata continuata, peculato e falsità ideologica: sono i reati di cui dovranno rispondere i tre cantonieri assenteisti della Provincia. Michele Caniglia, 52 anni, di Atessa, caposquadra del settore viabilità e manutenzione stradale, Biagio Di Biase, 49 anni, di Casalbordino, e Benigno Tenaglia, 60 anni, di Casoli, andranno a processo, dinanzi al collegio, il 2 marzo prossimo. A decidere per il rinvio a giudizio è stato il giudice per le udienze preliminari, Andrea Belli, dopo aver respinto alcune eccezioni sollevate dai legali degli indagati.

I tre erano finiti nell’inchiesta della Procura frentana lo scorso anno, su segnalazione della Provincia di Chieti che aveva condotto delle verifiche sul personale esterno nel 2013 e 2014. L’ente provinciale aveva dei dubbi proprio sulla regolare attività che dovevano svolgere i tre cantonieri, in particolare sul caposquadra. Grazie alle indagini, condotte dalle sezioni di polizia giudiziaria di carabinieri e polizia, nel settembre 2014 si scoprì la truffa. Caniglia fu posto ai domiciliari, mentre Di Biase e Tenaglia furono solo denunciati perché coinvolti in un numero esiguo di episodi di assenteismo durante il lavoro rispetto al caposquadra. Attraverso servizi di osservazione, perquisizioni e sequestri negli uffici della Provincia, intercettazioni telefoniche, riscontri documentali e testimonianze, gli investigatori rilevarono che tra marzo e aprile 2014 i tre non avrebbero svolto le loro mansioni- come la manutenzione delle strade disastrate del territorio provinciale- per sbrigare commissioni personali.

Pare che il capo cantoniere desse una mano in una farmacia agrobiologica intestata ad un familiare. In questo modo avrebbe truffato la Provincia sul regolare svolgimento dei turni di servizio, facendosi retribuire giornate in cui, in realtà, non avevano lavorato.

Il peculato riguarda, invece, l’uso di mezzi e carburante messi a disposizione dall’ente e usati per scopi personali, come ad esempio per effettuare un trasloco e trasportare legna. Riguardo alla falsità ideologica, infine, il caposquadra avrebbe redatto un rapporto delle presenze con il quale attestava falsamente di aver usufruito, tra il 10 e il 31 marzo, di giornate di congedo ordinario. I due collaboratori avrebbero, invece, attestato di essere stati impegnati in un servizio di manutenzione stradale il 15 marzo 2014, mentre insieme al caposquadra utilizzavano un mezzo della Provincia per trasportare cose personali. A processo i tre potranno spiegare i fatti, rispondere alle accuse, ribattere alle contestazioni, dando la propria verità dei fatti. Saranno poi i giudici a decidere.

©RIPRODUZIONE RISERVATA