A Rapino chiudono le strade secondarie

4 Aprile 2020

La decisione del sindaco per evitare gli spostamenti scatena l’opposizione: «Zona rossa senza motivo»

RAPINO. «Il paese è diventato all’improvviso una zona rossa senza però che a deciderlo sia stato il presidente del Consiglio dei ministri Conte o il presidente della Regione Marsilio, ma solo perché l’ha deciso il sindaco Rocco Micucci». L’associazione politica l ’Alternativa contesta la chiusura delle strade secondarie decisa nei giorni scorsi. «Il nostro paese con i suoi circa 1.200 abitanti», osserva il vice presidente del sodalizio Ergen Kamberi, «fortunatamente non ha nessun caso di coronavirus e finora non ha fatto rilevare particolari criticità rispetto alle norme sulla libertà di circolazione imposte dal governo che i cittadini stanno rispettando in maniera scrupolosa. Rapino però», aggiunge Kamberi, «per l’ipocondria del sindaco è diventata nei fatti una zona rossa con quasi ogni strada che conduce o esce dal paese chiusa e con droni che pattugliano minuziosamente il territorio».
Micucci, lo scorso 16 marzo, con un’ordinanza ha chiuso tutte le strade secondarie del paese, facendo rimanere aperta la sola Val di Foro. La prefettura ha poi annullato l’ordinanza. Due giorni dopo, il sindaco ha emanato un’altra ordinanza chiudendo le stesse strade per motivi di manutenzione e di studio. «A tutt’oggi», osserva Kamberi, «non si riscontra però nessuna traccia né della manutenzione né dello studio visto che il tecnico comunale è in smart working».
L’ Alternativa sottolinea che tra le strade chiuse ci sono anche quelle aggiustate e asfaltate solo un anno fa durante la campagna elettorale. «Queste allora», si domanda Kamberi, «pur dopo i recenti lavori, continuano ad essere insicure ? Se così fosse, vorrebbe allora dire che i lavori sono stati fatti male oppure che qualcuno ci sta prendendo in giro». Kamberi, evidenzia che attualmente i cittadini per uscire dal paese sono costretti a percorrere una strada alternativa lunga il doppio delle abituali, con l’aumento del pericolo di contagio e del rischio di incidenti, per via della canalizzazione del traffico in una unica strada. «Ci domandiamo allora», osserva Kamberi, «cosa potrebbe succedere se si avesse urgenza di raggiungere l’ospedale di Guardiagrele? Oppure, cosa potrebbe accadere se una ambulanza, partita dall’ospedale guardiese, giunta nel nostro paese, dovesse improvvisamente ritrovarsi davanti ad uno dei blocchi di cemento fatti mettere dal sindaco? Le persone di buon senso», conclude Kamberi, «penseranno che siano state allertate tutte le autorità, ma purtroppo non è cosi, perché il primo cittadino, memore del primo annullamento, si è guardato bene dal comunicare altre ordinanze».
Giovanni Iannamico
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