A Ripa scoperta la centrale del rame

15 Agosto 2015

I carabinieri sequestrano 26 tonnellate di metallo e un molino. Giro di affari di 48mila euro, tre persone denunciate

CHIETI. Una montagna di rame iniziale, circa 26 tonnellate, da trasformare in metallo finissimo da destinare poi al mercato dell’oro rosso, per un giro d’affari, hanno stimato i carabinieri, di circa 48 mila euro. È il risultato di un’operazione realizzata dal Nucleo operativo e radiomobile dei carabinieri di Pescara, insieme con il Nucleo operativo ecologico di Pescara e Chieti, i quali, nei giorni scorsi, in un Comune nei pressi di Chieti, hanno smantellata una vera e propria centrale del rame a Ripa Teatina che era stata allestita presso una ditta che si occupava dello smaltimento di rottami ferrosi.

Nei guai sono finiti il titolare e due dipendenti, uno dei quali, hanno riferito ieri i carabinieri durante una conferenza stampa che si è tenuto nel comando dell’Arma, a Pescara, con precedenti specifici. L’accusa, infatti, per tutti, è di gestione illecita dei rifiuti e ricettazione in concorso, mentre al titolare della società è stata contestata anche una serie di irregolarità amministrative, con il relativo impianto e materiali finiti sotto sequestro.

L’indagine era partita qualche settimana fa, quando nella ditta del paesino alle porte di Chiesti, durante un’ispezione da parte dei carabinieri, è emerso che dei 27 quintali di materiale che sarebbe dovuto risultare, secondo le scritture ambientali, presso il magazzino, solo 2 erano presenti.

Un campanello d'allarme che ha subito destato i sospetti dei carabinieri, i quali, nel magazzino di un’altra ditta, posta a poche centinaia di metri, appartenente allo stesso titolare della prima ditta ispezionata, hanno scovati ben più dei 27 quintali di cavi di rame registrati nelle scritture ambientali. Ma non solo.

Nella seconda ditta è stata individuata anche una sorta di molino in grado prima di spezzettare e poi di triturare i fili di rame, trasformandoli quasi in polvere. In due distinte vasche di stoccaggio i carabinieri hanno poi trovato anche in una di essa del rame e nell’altra le guaine in gomma che dapprima contenevano i fili di rame. E se accanto al macchinario utilizzato per polverizzare il rame i militari dell’Arma hanno individuati 8 sacchi, da una tonnellata l’una, contenente il rame triturato, a breve distanza sono stati rinvenuti altri 13 sacchi, sempre ognuno da una tonnellata, pieni di gomma di guaina finemente triturata. Ventuno tonnellate totali di materiale lavorato - del quale i tre non hanno saputo dare spiegazioni, né sulla provenienza, né sulla destinazione - per una quantità totale iniziale di materiale, è stato calcolato, di 26 tonnellate.

Un’operazione, coordinata dalla Procura del tribunale di Chieti, che ha portato poi, come hanno riferito ieri il comandante e il vice comandante della Compagnia dei carabinieri di Pescara, Claudio Scarponi e Antonio Di Dalmazi (anche comandante del Noe), al sequestro, presso l’abitazione privata di uno dei due dipendenti della ditta, di altri 7 sacchi da una tonnellata l’uno, contenenti guaine in gomma di cavi di rame.

Per i tre, tutti italiani, è subito scattata la denuncia.