A rischio il raccolto del peperone dolce

Altino. Protestano i coltivatori dell’ortaggio tipico della zona: «Di questo passo stagione da buttare»
ALTINO. A rischio intere colture tra le quali quella del peperone dolce di Altino: agricoltori sul piede di guerra. «Serve più acqua per irrigare tutto l’anno». Ieri in contrada Scosse diversi agricoltori, presenti rappresentanze anche di Piane d'Archi e Perano, si sono dati appuntamento per affrontare il problema, anzi i problemi come hanno più volte sottolineato. Era presente il sindaco di Altino Vincenzo Muratelli.
Quest'anno la crisi idrica, conosciuta da tempo, è particolarmente aggravata dal caldo afoso e dalla mancanza di precipitazioni. «Senza acqua non si vive, non si produce, non c'è raccolto. È inutile che parliamo di rilancio dei nostri prodotti, di scommessa sul territorio, di eccellenze, se poi manca la cosa vitale: l'acqua»: hanno detto, quasi urlando, gli agricoltori. Il sistema irriguo è strettamente collegato ai due laghi artificiali di Casoli e Bomba, che sono in sofferenza. Da questi partono due gallerie di derivazione che confluiscono in un unico condotto che, poco prima di raggiunge la centrale Acea a Sant’Angelo di Selva d’Altino, dopo un salto di 80 metri, si biforca. Dalla centrale idroelettrica parte un canale di restituzione, che alimenta nuovamente il fiume Sangro poco a monte dell’Oasi di Serranella. L’acqua che il Consorzio di bonifica capta per le irrigazioni è prelevata in prossimità della “traversa” di Serranella. Un primo problema emerso: le strutture di trasporto dell'acqua sono fatiscenti, obsolete e mal manutenute, quindi l’acqua si disperde. Altro problema: sembrerebbe che alcuni a monte prelevino l’acqua senza previa registrazione. Terzo, i tempi di rilascio da parte di Acea al Consorzio: dalle 8 alle 11 e dalle 16 alle 20. Gli agricoltori chiedono un aumento.
Messi insieme i tre punti, il risultato è uno solo: carenza idrica per irrigare i campi. «Ho avuto già un incontro con il Consorzio di bonifica e un altro ne chiederò a breve», spiega il sindaco Muratelli, «per farmi portavoce del grido di dolore di un intero territorio. Tutti i problemi sollevati dagli agricoltori sono conosciuti e non sono più rimandabili. Oggi ho visto sui loro volti tanta rabbia ma anche sfiducia nelle istituzioni e questo è grave. Si sentono impotenti e soli e noi amministratori abbiamo l'obbligo morale di raccogliere, amplificare e adoperarci, per risolvere, le loro sacrosante esigenze».
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